Agree to stay

Nel 1998 avevo 14 anni, ero in prima superiore e andammo in gita a Vienna. La gita all’estero era uno dei vantaggi principali dell’essere in una classe “composita”, con elementi dello scientifico e del linguistico.
In gita, in un qualche negozio di musica che non ricordo, uno di noi comprò il singolo di “Narcotic ” dei Liquido, una band-meteora tedesca che sparì dopo questo singolo e album ma che allora girava in ogni radio. Narcotic è un brano molto mid-nineties, tutto chitarroni e un riff di tastiera che ti si infila nel cervelletto. Sì, il video è orribile.
Ascoltavamo il singolo con uno stereo portatile, seduti sui sedili in fondo all’autobus, durante gli spostamenti in città e lungo il viaggio di ritorno. Ascoltandolo e riascoltandolo scoprimmo presto che in realtà il brano più bello del mini-EP non era Narcotic ma un’altra traccia, l’ultima. Una traccia non inclusa nell’album, una ballata piano-e-voce abbastanza stucchevole ma ben fatta, perfetta per accompagnare il nostro ritorno a casa stendendo un velo di malinconia sulla nostra già malinconica adolescenza.
O perlomeno la mia.

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