Don’t tell me

Un amico sostiene che Peter Hammill “abbia scritto la canzone definitiva su pressoché qualunque tema dell’esistenza umana”.

E’ un’affermazione un po’ esagerata ma non troppo. E’ vero che il buon Peter ha approfondito nella propria lunga carriera praticamente tutti i grandi temi che fanno parte della vita dell’uomo: l’amore, la separazione, la morte, il passare del tempo, la memoria.

Alcuni di questi temi tornano più spesso di altri. Le difficoltà di comunicazione di coppia ad esempio sono un classico della produzione Hammilliana da metà degli anni settanta (da Over in particolare) fino agli anni ottanta. Don’t tell me è un esempio di questo filone, una canzone nella quale Hammill presenta senza filtri i pensieri di un uomo sull’orlo della solitudine. Il don’t tell me del titolo è la richiesta che il protagonista fa – esplicitamente o implicitamente – all’amata: un non dire niente che vorrebbe allungare il momento presente permettendo di godere dell’unione temporanea ma finisce inevitabilmente per portare all’addio.

 

You don’t have to say a thing,
the silence is sweet;
we’ve been together today
in a way we might never repeat.
Oh, your head on the pillow,
the distance in your eyes –
already you might be
rehearsing the word ”Goodbye”.

When the evening comes of this perfect day,
when the shadows run will you look away,
will you slip away?
Don’t tell me anything.

You don’t have to say a word,
all too well I understand:
there’s a nervous tension
in the touch of your gentle hand.
That makes me afraid –
I’ve seen you like this before…
the moment you find somebody new
you find yourself bored.
Oh, I don’t want to lose you.

When the evening comes of this perfect day,
when the shadows run will you look away,
will you slip away?
Don’t tell me anything.

Now the evening’s come,
now I’m left alone;
now the passion’s done
and you’re going home…
oh, when will you telephone?
You don’t tell me anything.
No, you don’t even tell me
the bell won’t ring.

Non occorre che tu dica niente,
Il silenzio è dolce
Siamo stati insieme oggi
in un modo che potrebbe non ripetersi più.
Oh, la tua testa sul cuscino,
quella distanza nel tuo sguardo –
potresti star già facendo le prove
per quando dirai “addio”

Quando arriverà la sera di questo giorno perfetto
quando le ombre si allungheranno guarderai altrove,
scivolerai via?
Non dirmi niente.

Non occorre che tu dica niente,
capisco tutto fin troppo bene:
c’è una tensione nervosa
nel tocco della tua mano gentile.
E questo mi turba –
ti ho già vista così in passato…
il momento in cui trovi qualcuno di nuovo
e ti scopri annoiata.
Oh, non voglio perderti.

Quando arriverà la sera di questo giorno perfetto
quando le ombre si allungheranno guarderai altrove,
scivolerai via?
Non dirmi niente.

Ora arriva la sera,
ora mi hai lasciato solo;
ora la passione è finita
e stai andando a casa…
oh, quando mi chiamerai?
Tu non dirmi nulla.
No, non dirmelo nemmeno
il telefono non squillerà.

Musicalmente Don’t tell me vive tre vite diverse. La versione apparsa su Enter K nel 1982 sfrutta una sovrapposizione di tracce vocali – un trucco che a Hammill è sempre piaciuto molto – e un ingresso della batteria molto diagonale e inatteso. Solo due anni dopo la canzone ha vissuto una seconda vita, ri-registrata in maniera più asciutta e senza sovrapposizioni vocali per la raccolta The love songs (un titolo quantomeno sarcastico). La terza vita è quella che prende negli show solisti dal vivo, per pianoforte-e-voce. Lì la libertà espressiva raggiunge il culmine.

Da notare il giro di pianoforte principale della canzone, niente affatto banale da suonare, come ci illustra il ragazzo in questo breve video.

Negli anni Don’t tell me è diventato un classico dei concerti di Hammill

 

Ecco infine la versione tratta dalla raccolta The love songs.

 

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