Primo on the parapet

La copertina dell’album “The Noise” del 1992

“Primo sul parapetto”. Un titolo che a noi italiani arriva in modo particolarmente duro, diretto.

Si tratta infatti di una canzone dedicata a Primo Levi, grande scrittore e intellettuale italiano nonché celebre testimone della Shoah. Hammill nel 1992 dedica a Levi questo brano molto appassionato e lo pone in chiusura dell’album The noise.

Primo on the parapet non è però una semplice canzone biografica né un inno alla vita o alle opere di Primo Levi. E’ una riflessione sull’importanza della memoria, su come “si può perdonare ma occorre sempre ricordare”. Su come la bestia possa ritornare se rimane nascosta nell’oblio.

L’occhio più cieco è rivolto verso la bestia che ricopriamo di vesti,
grigia nell’uniforme di una accettazione silenziosa.

Per questo solleverò un brindisi a Primo, che si arrampica sul parapetto
con un monito finale:
dobbiamo imparare a non dimenticare.

Una traduzione diversa dalla mia è quella del prof. Teodosio Orlando già pubblicata su Fuoriregistro e in quella miniera di informazioni che è Canzoni contro la guerra, dove accompagna una riflessione sul brano ben più matura di quella che ho fatto in queste poche righe.

Primo Levi

He crawled on hallowed ground without a map;
he walks on hollow legs, leaving no footprint;
drifts like a ghost through the quarters of lost desire,
breathing underwater,
still running through the fire.

Four horsemen drive the coach of Holocaust home
and with what sense of history do we view our bright new world,
with the video nasty blasting through the set
of our next door neighbour?
Do we learn to forget? Do we learn just to forget?

And raw barbarity sleeps, spore in soil?
No-one an innocent, no-one entirely immune.
Still we wait for a saviour, there are no saints as yet.
Just the guilt of survival,
we learn to forget.

The blindest eye is turned on the beast we clothe,
drab in the uniform of silent acquiescence.
So I’ll raise this toast to Primo, climbing up upon the parapet
with one final word of caution:
we must learn not to forget.

There’s pain in remembrance,
but we must learn not to forget.

Here’s a toast to Primo,
let’s learn not to forget.
Here’s a toast to Primo,
forgive but don’t forget.
Here’s a toast to Primo,
let’s learn not to forget.

One last word of caution
from the very rim of the parapet.
One last word in remembrance…
we must learn not to forget.

Lui aveva arrancato su un terreno consacrato senza avere una mappa;
Ora cammina su gambe svuotate, senza lasciare impronte;
vaga come un fantasma attraverso i quartieri del desiderio smarrito,
respirando sott’acqua
ma sempre correndo attraverso le fiamme.

Quattro cavalieri conducono la carrozza dell’Olocausto verso casa
e con quale senso della storia guardiamo il nostro nuovo mondo splendente,
con il video nauseante che a tutto volume filtra attraverso i muri
del nostro vicino di casa?
Impariamo a dimenticare? Impariamo semplicemente a dimenticare?

E la barbarie pura intanto dorme, come una spora nel suolo?
Nessuno è innocente, nessuno realmente immune.
Aspettiamo ancora un salvatore, e tuttora non ci sono santi.
Solo il rimorso dell’essere sopravvissuti,
impariamo a dimenticare.

L’occhio più cieco è rivolto verso la bestia che ricopriamo di vesti,
grigia nell’uniforme di una accettazione silenziosa.
Per questo solleverò un brindisi a Primo, che si arrampica sul parapetto
con un monito finale:
dobbiamo imparare a non dimenticare.

C’è dolore nel ricordo,
ma dobbiamo imparare a non dimenticare.

Ecco un brindisi a Primo,
impariamo a non dimenticare.
Ecco un brindisi a Primo,
impariamo a non dimenticare.
Ecco un brindisi a Primo,
impariamo a non dimenticare.

Un monito finale
proprio dal bordo del parapetto.
Un’ultima parola in ricordo…
dobbiamo imparare a ricordare.

Come molte altre canzoni di PH anche Primo on the parapet non brilla nella versione in studio e decolla soprattutto quando viene suonata dal vivo. Di solito nei tour solisti viene proposta chitarra-e-voce ma la versione più celebre è quella interpretata con la cosiddetta Peter Hammill band. Abbiamo la fortuna di averne una ripresa di alta qualità su youtube:

Si può trovare anche una versione molto più intima, solo chitarra+voce+violino, tratta dal tour con Stuart Gordon de 2003

 

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