Something’s coming

Al pensiero del Prog Rock vengono in mente i tastieroni, i cantanti impalati (magari con un mantello, o mascherati), gli assoli interminabili, i cambi di tempo improvvisi senza un motivo apparente.
Tutto vero, tutto giusto. Il prog è un genere che più volte è diventato la caricatura di se stesso e si è meritato queste e altre associazioni di idee.

Noi che viviamo nel 2017 e non nel 1974 però abbiamo la possibilità di sbirciare nei primi anni o nei primi mesi di vita dei gruppi che sono diventati poi i dinosauri del rock. Possiamo ficcare il naso e riscoprire quello che quei giovanissimi musicisti e cantanti stavano cercando, “determinati ad andare oltre le attuali stagnanti forme musicali”.
Quello che cercavano era un modo di andare oltre il blues, oltre il pop, oltre il jazz e l’hard rock. Ampliavano il vocabolario musicale non per mostrare quanto fossero bravi ma perché volevano sempre qualcosa di nuovo da dire e una volta che avevano trovato questo “qualcosa” lo dicevano in modo energico, potente, spudorato.

Il prog cristallizzato dei tour mastodontici può piacere o non piacere però non si può non amare questi cinque ventenni che si dimenano sul palco gettando i semi di una carriera cinquantennale, durante la quale purtroppo non tutti loro sarebbero riusciti a mantenere questa energia (e questa dignità).

E chissà cosa sarebbe stato del prog se uno dei più famosi chitarristi del genere fosse stato lo scatenato Peter Banks, al posto del fenomenale ma frigido Steve Howe.

Il video – finora a quanto ne so pressoché inedito – vede gli Yes della primissima formazione e del primo album (Kaye/Banks/Bruford/Anderson/Squire), appena messi sotto contratto dalla Atlantic, impegnati in infuocate performance di “Every little thing” dei Beatles e di Something’s coming di Bernstein per poi raccontarsi in qualche minuto di intervista. Possiamo già intravvedere la sicurezza di intenti che avrebbe portato Bill Bruford a vette ancora più alte.

La chicca? Quando l’intervistatore chiede “Are you interested in social problems or politics?” e Bill risponde “Yeah, but not in professional capacity. For a band at our stage of developement I don’t think it would be right for us to go for the preaching and the teaching” (segue applauso del resto della band)

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