Torpor

Torpor è il penultimo brano di V – Five new songs, l’EP di Peter Hammill che anticipa l’uscita di From the trees.

Si tratta dell’unico brano della breve raccolta ad avere un accompagnamento di chitarra anziché di pianoforte e presenta un andamento suadente, quasi a evocare il Torpore di cui parla la canzone. La presenza dei cori, sovraincisi da Hammill, stesso dona ad alcune sezioni del brano un’atmosfera quasi Floydiana che riporta alla mente i momenti più acustici di The Wall.

L’argomento trattato è – nuovamente – quello del tempo che passa. Hammill descrive se stesso come un corpo sempre più immerso nell’inattività, nell’impossibilità di muovere un passo perché schiacciato dal peso degli anni e dei momenti vissuti che gli si sono accumulati addosso. Un corpo con il fiato corto – il riferimento all’infarto di 15 anni fa è palese – guidato da una mente che non vuole accontentarsi di non conoscere il proprio destino ma è condannata a non scoprirlo mai. Se non quando sarà troppo tardi.

Ringrazio nuovamente Mikayel Abazyan per l’aiuto nel ricavare i testi delle singole canzoni di V.

TORPOR

Torpor rolls upon me in a fog,
Settles like a sweat upon the skin,
Hungers for the lungs to empty – breathe the darkness in.

Heavily the day hangs on the thread,
Loaded on my shoulders hour by hour,
Each unfolding moment holds me deep down in its power.

Torpor has us tight within its grasp
Studied in inaction day by day
Painted in the corner by the gift sweet giveaway.

I find it hard to breath.
I can’t maintain the pace.
Feels like I’m slowing irreversibly and there’s no knowing where this leads.

For torpor has us tight within its coils
Strangled in inaction day by day
Painted in the corner all adrift we slip away.

I’m slewing down to walking pace.
Circling in search of my safe space.
I find it hard to speak.
The words remain unformed.
Feels like I’m slowing imperceptibly and there’s no knowing where this ends.
No, there’s no knowing where this ends.

TORPORE

Il torpore mi avvolge in una nebbia,
si adagia come sudore sulla pelle,
attende famelico che si svuotino i polmoni – inspira l’oscurità.

Pesantemente il giorno rimane appeso un a un filo,
caricato sulle mie spalle ora dopo ora,
ogni momento che si distende mi tiene a se con più forza.

Il torpore ci ha ben saldi nella sua presa
ci ha studiati nell’inerzia giorno dopo giorno
messi all’angolo dal dono di un dolce omaggio.

Mi riesce difficile respirare.
Non riesco a tenere il passo.
Mi sembra di rallentare irreversibilmente e non c’è modo di sapere dove andrò a finire.

Perché il torpore ci mantiene stretti nelle sue spire,
soffocati nell’inerzia giorno dopo giorno,
messi all’angolo, alla deriva scivoliamo via.

Sto rallentando a passo di marcia.
Giro in tondo alla ricerca di uno spazio sicuro.
Mi riesce difficile parlare.
Le parole rimangono informi.
Mi sembra di rallentare irreversibilmente e non c’è modo di sapere dove andrò a finire.
No, non c’è modo di sapere dove finirò.

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