#02 – Drive

Ma negli ultimi tempi ho cominciato a pensare
che sono io quello che dovrebbe stare dietro al volante

Per anni il ritornello di Drive è stato il messaggio d’accensione del mio nokia 3510 e più di qualche volta, anche se lo vedevo di sfuggita con gli occhi ancora sonnecchianti, ha cambiato prospettiva alla giornata che si apriva.

Gli Incubus scrivono questa canzone nel 1999 ed è la voce sensuale di un Brandon ventitrenne che stuzzica le orecchie invitando, tra un turututurututurututuruuu e l’altro, a non lasciare che sia la paura a condurre i giochi, anche se ha un fascino vago e intrigante, anche se sembra la strada che tutti intorno scelgono.

Il ritornello, che potrebbe sembrare un semplice giretto orecchiabile fatto per intonare una scontata esaltazione adolescenziale, a me piace in modo particolare.
Trovo che la musica sostenga e riempia perfetamente le parole: il ritmo rallenta per lasciare alla voce il tempo di scandisce chiaramente la promessa, come se stesse disegnando dei piccoli segnetti di penna che crescono lentamente uno dopo l’altro:
Poi, una volta raggiunto il culmine, il ritmo si velocizza lasciando correre giù le parole che si srotolano da sole, quasi tutte d’un fiato.

E sembra quasi di sentire il vento in faccia, come quando si corre giù da una collinetta, con le braccia alzate e gli occhi aperti.

Incubus – Drive
Make yourself – 1999

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