2018-12-14T22:41:16.000Z

Dopo aver fatto colazione, con mia madre che ha ripreso un minimo di buonumore, infiliamo il sottopasso della metropolitana per sbucare all’angolo con Viale Brianza. In cima alle scale, quando Lucia e io ci troviamo davanti all’ingresso del negozio che ha sostituito l’Upim, ci viene incontro una ragazza con una minigonna molto corta, la camicetta sbottonata e il cappotto aperto, a sfidare il primo freddo della stagione. Cammina veloce e ci passa accanto.
Mia madre la guarda, fischia in stile trapattoniano e, ad alta voce, esclama: «Ehilà, oggi ce l’hai proprio infuocata, eh?».
Io mi allontano e fingo di guardare una vetrina. Sembra quasi uno dei commenti che farebbe uno dei miei vecchi amici. E invece si tratta di mia madre che, per colpa dell’Alzheimer, ha perso completamente i freni inibitori e usa un imbarazzante linguaggio da scaricatore di porto.
Dopo qualche secondo mi giro e vedo Lucia che si sta avvicinando sorridendo. Quando mi raggiunge, tutta soddisfatta, chiede: «Uagliò, ma l’hai vista a quella?»
M: «No, non ci ho fatto caso», replico sempre più imbarazzato.
L: «Ma dico io, invece di guardare le vetrine, guarda un po’ quanta figa che c’è intorno. Che ti credi? Mica ti posso tenere in casa a vita!»

Link: Caregiver Whisper 51

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