2019-02-07T22:57:31.000Z

Ricordo quando durante il governo gentiloni venne varato l’accordo. Tutti contenti, pareva, perché “era per la sicurezza”. Si è visto come è andata a finire.

“«Sembra si voglia aprire una cooperazione industriale, peraltro monodirezionale – avverte Gennaro Santoro, legale di Cild – sfruttando un accordo nato invece per la gestione dei flussi migratori e la sicurezza». Una «cooperazione industriale» tra due Paesi (di cui solo uno è produttore di armi) che si traduce in un viatico per le esportazioni. Si comincia «con la donazione di sistemi d’arma dall’Italia al Niger», primo passo per far conoscere sistemi italiani. Così si apre un canale per l’acquisizione di ricambi, per la manutenzione e – un domani -per l’acquisto dei mezzi già “provati” gratuitamente. Era successo con l’Albania, di recente con le motovedette donate alla Libia, anche se per uso non strettamente militare. Ma perfino, negli anni scorsi, con l’invìo mezzi blindati a Gibuti, lo staterello incastrato nel Corno d’Africa, dove peraltro le Forze armate italiane hanno dal 2013 una base militare. E proprio nel 2013 un accordo con uno stato problematico come la vicina Somalia ha previsto la cessione, nel 2015, di veicoli multiruolo. Il tutto ratificato dal Parlamento a cose fatte, solo nel 2016.” Link: Commercio d’armi. Svelato il trattato Italia-Niger: apre un nuovo mercato bellico

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