2019-06-29T13:17:53.000Z

“Un paio di aspetti, di molti, marcano meglio la differenza fra il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e la comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete. Il primo è il linguaggio: mentre Carola parla come un Ministro dell’Interno (le autorità italiane sono salite a bordo, stanno controllando i documenti, attendono ordini superiori, speriamo si possa sbarcare presto…), Salvini parla come uno dei centri sociali (mi sono rotto le palle, è una fuorilegge, una sbruffoncella, il capo dei pirati, deve andare in galera…). L’altro aspetto ha a che vedere con la responsabilità di cui ognuno si sente investito. Dopo un paio di settimane al largo, poiché l’attracco a Lampedusa le era impedito dalle leggi italiane, Carola ha deciso di infrangere quelle stesse leggi, e non col trucco e con l’inganno, approfittando dell’oscurità, ma annunciandolo al mondo: le infrangerò perché me lo impone la coscienza e ne pagherò le conseguenze. Non proprio un atteggiamento da pirata. Piuttosto una disubbidienza civile lampante, di chi disattende una norma che considera ingiusta e si affida al giudizio della magistratura. Salvini, invece, dopo aver detto tutto quello che pensava di Carola, ha anticipato che contravverrà ad alcune norme europee sull’identificazione dei migranti, siccome si è rotto le palle e siccome sa che lui, al contrario, le regole se le può mettere in tasca, e nessuna conseguenza, come è successo con la nave Diciotti, per cui era accusato di sequestro di persona e scampò ai giudizi grazie a un voto parlamentare. I pirati, quelli veri, spesso hanno la legge dalla loro parte.”

Riccardo Tuggia

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