Domani non venisse mai

Diciannove anni.

In diciannove anni cambiano tante cose, può cambiare più meno tutto. Cambia una famiglia che dal sogno si espande, muta, si incrosta, si disintegra, fino a rigenerarsi in un modo nuovo e inatteso.

E dopo diciannove anni mi rimane il ricordo di un trasloco infinito, avanti e indietro. Mille giri in auto, cento giri in furgone. Giornate estive torride trascorse dentro al bagagliaio dell’auto, sognando un presente di giochi e corse, polvere e urla. Sognando un mondo che sentivo raccontare da canzoni delle quali non capivo il testo e che ascoltavo a ripetizione, non so neanche quante volte. Un’estate trascorsa ascoltando praticamente solo due pezzi, a tutto volume e senza fine.

Ma l’emozione più grande la rivivo se ascolto una canzone che non avevamo in cassetta, ma si sentiva per radio almeno una volta ogni ora, in quei giorni. La canzone che i miei genitori ascoltavano mentre imbiancavano i muri di un appartamento, e nel farlo sognavano anche loro il proprio presente.

Per il mare
per il cielo
per il sole
io ti prego

domani non venisse mai

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