All work and no play makes Jack a dull boy

Disse il ministro del lavoro, di fronte a una platea di studenti: “E’ un sabato notte, all’una, e io sono nel mio letto; quello è definibile luogo di lavoro? Per me no, però io sto lavorando, e sto rispondendo a una mail. E nel contratto di lavoro quell’ora fatta all’una di notte tra il sabato e la domenica com’è trattata? In nessuna maniera, perché sarebbe straordinario, notturno, festivo e costa mezzo miliardo. Ma noi possiamo continuare a pensare che il lavoro sia questa cosa: un’ora di energia fisica del somaro attaccato alla stanga del mulino ceduta in cambio di dieci euro? No. E’ un pezzo della nostra vita, che vuol dire creatività, consapevolezza, responsabilità, fantasia”

Non capisco se questa frase del ministro dovrebbe portarmi a pensare che lavorare all’una di notte, dal letto, gratis sia una cosa buona e giusta oppure no. Perché se il lavoro è un pezzo della nostra vita, e il tempo (che è vita) è la cosa più preziosa che abbiamo, c’è un modo peggiore di impiegarlo che mandando una mail all’una di notte? La vita “è creatività, consapevolezza, responsabilità, fantasia”, ma spesso le mail che si mandano (e che anch’io ho mandato) all’una di notte non avevano alcuna di queste caratteristiche: erano mail di risposta ad altre mail che avevano scritto in fondo “please reply asap”. E asap significava che avrei fatto meglio a rispondere subito, così avrei trovato una risposta domani mattina dato che il cliente stava dall’altra parte del mondo. Questo su progetti noiosi, senza vere responsabilità (perché le responsabilità senza contropartita si chiamano rogne, non responsabilità) e creatività o fantasia. Quindi il mio non era lavoro? E se non era lavoro cos’era?

Dice giustamente il ministro del lavoro che “La storia secondo cui per 20 anni si studia, per 30 anni si lavora e poi si va in pensione è una storia finita”. Bene, ministro, allora è mio preciso dovere non spremermi come un limone adesso che ho trent’anni, non mettere da parte le cose che rendono piena la mia vita per lavorare in vista di un futuro che – lo ha detto lei – per me non ci sarà. E c’è una contraddizione tra i lavoro con dedizione completa e la prospettiva di una vita nella quale saremo chiamati a lavorare fino a tarda età, una contraddizione che temo porterà molte persone della mia generazione a bruciarsi prima del tempo. Preferirei non essere una di quelle.

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