Hesitation Marks

NIN-Hesitation-MarksL’elettronica esiste ormai da 40 anni ed ha mostrato da tempo il proprio punto debole: la mancanza di dinamica. Dopotutto il feeling di una band, l’ondeggiare come un palmizio davanti a un mare venerato non si può riprodurre elettronicamente se non tramite arzigogoli poco pratici. Le vittime della mancanza di profondità dei suoni elettronici sono state tante, dalla maggior parte del pop anni ottanta fino ai King Crimson del 2000, rei di aver pubblicato un disco ricco di idee e scintillante ma con una batteria elettronica piatta e stancante. In quel caso fu forse voluto, e The ConstruKction of light è un disco adorabile nel suo essere inaccessibile, ma in molti altri casi i ritmi ossessivi e implacabili finirono per azzoppare i dischi di cui furono eletti portavoce.

Alcuno dimostrano di essersi accorti di questo limite, e creano dischi nei quali l’elettronico, l’elettrico e l’acustico si sposano per creare un magma più coinvolgente: i Depeche Mode lo capirono nel 1996, con Faith&Devotion, i Daft Punk lo hanno mostrato col loro album di maggior successo commerciale; in fondo tutto il fenomeno del dubstep parte da questo, da un’elettronica con continue progressioni di dinamica che la rendano più umana, anche se mostruosa. Stupisce quindi che Trent Reznor, non proprio l’ultimo arrivato, se ne esca nel 2013 con un nuovo disco dei Nine Inch Nails nel quale la base ritmica è completamente elettronica: poco possono fare gli inserti chitarristici di Adrian Belew per salvare dalla mediocrità questo Hesitation Marks, che ancora non è ufficialmente uscito ma già fa un gran parlare di sè. Torme di fan salutano “l’ennesima svolta stilistica di Reznor”, come è ovvio che sia, ma l’impressione molto forte è che sotto alla coltre sintetica non ci sia molta sostanza.

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