“In questa grande città”

Sono originario della provincia di Verona. Notavo, quando bazzicavo da quelle parti, che a Verona nessuno nomina Verona: tutti dicono semplicemente “città”. Gli amici dicono “cosa fai nel week-end? Rimani in città?” oppure “quali sono gli orari degli autobus per tornare in città dopo le 23.00?”.

A Mestre non è così. I Veneziani distinguono in Isola (loro) e Campagna (Mestre, ma per estensione il mondo intero) e i mestrini hanno fatto proprio questo senso di inferiorità. Nessuno chiama Mestre “città”, tutti dicono “sono tornato a Mestre” oppure “ci ho impiegato 30 minuti per uscire da Mestre”, chiamandola per nome. Sarà anche perché c’è Marghera, che è l’altra grande inquilina di questa campagna, sarà anche perché i paesi dei dintorni – ora inglobati – hanno una loro dignità che giustamente vogliono mantenere, almeno finché la città è giovane.

Trovo però che in fondo in fondo non sia giusto. Io sono immigrato a Mestre da sette anni ormai, e ancora non la chiamo città. Ma lo è. Quindi ho deciso che un impegno per il 2016 sarà questo: anziché dire “venerdì andiamo al concerto, poi a una certa ora torniamo a Mestre” dirò “venerdì andiamo al concerto, poi a una certa ora torniamo in città”. Perché le parole sono importanti, e una città non lo sarà mai davvero finché non la chiameremo tale.

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