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Schoeder and LucyQuando siamo depressi noi sottoprodotti della civiltà del consumo tendiamo a compensare la bassa considerazione di noi stessi con acquisti compulsivi e spesso scellerati.

Per fortuna, a causa di una serie di micro-traumi adolescenziali, provo un forte senso di colpa ogni qualvolta spendo del denaro: di conseguenza anche le mie sedute di psicoterapia dei poveri a base di acquisti compulsivi tendono a non essere così rovinose come quelle di altri nerd miei pari.

Stasera ero un po’ malinconico, un po’ a causa di questa estate che non arriva, oppure per la settimana di lavoro stressante, e un po’ a causa di quella strana sensazione che ti prende quando ti rendi conto che il tempo ti sta sfuggendo di mano. Discorsi seri, insomma, un po’ troppo seri per essere sostenuti alle 19.30 di un giovedì sera.

Al che, quasi in un automatismo, ho preso la bicicletta e mi sono diretto verso la Feltrinelli(1). Come un vampiro assetato mi sono quindi fiondato verso la zona musicale e l’ho setacciata minuziosamente, soppesando accuratamente ogni CD della mia infinita whishlist mentale e posizionandolo in un’ipotetica hit-parade dei migliori rapporti qualità-prezzo secondo un algoritmo sviluppato in anni di allenamento.

In questi casi di solito funziona così: tutto il soppesare, l’analizzare, il valutare ovviamente alla fin fine non serve a niente, e l’unico modo per uscire dal negozio soddisfatti è farlo con in mano il primo CD bello che si è visto entrando. Questo perché tutti gli altri sono stati inconsciamente ad esso comparati, e quindi ha acquisito un valore affettivo già elevato nel giro di pochi minuti.

Il problema nasce se nei primi CD che si vedono entrando non c’è niente di entusiasmante, o è tutta roba che si ha già! In questi casi è più difficile compiere un acquisto soddisfacente, soprattutto se – come me stasera – si è pure un po’ scazzati.

C’è però anche un altro evento che permettere di raggiungere l’acquisto soddisfacente, un evento molto più raro e prezioso: l’epifania.

L’epifania consiste nello scovare un CD che si trovava da tempo, o di cui non si sospettava l’esistenza, ad un prezzo particolarmente vantaggioso. In questo caso può capitare, se l’album in questione è particolarmente ghiotto, che l’acquisto compulsivo di quest’ultimo porti ad una reale soddisfazione una volta giunti fuori dal negozio. Giunti nel parcheggio, in ogni caso, si apre in fretta e furia il CD, lo si esamina ed in fondo in fondo ci si chiede: “…ma perché l’ho comprato?” (in questo l’assonanza con le donne che comprano scarpe è pressoché perfetta, e pure un po’ inquietante.)

Perché vi racconto tutto questo? Presto detto, la pallosa introduzione era necessaria per spiegarvi come mai, in questo momento, sto scrivendo ascoltando Solstice di Ralph Towner, con Jan Garbarek, Eberhard Weber e Jon Christensen. Ralph Towner - SolsticeUn disco quanto mai adatto, visto che siamo ormai giunti a metà agosto e il solstizio si avvicina. Non solo adatto all’estate ma, data la forte impronta scandinava, soprattutto a quest’estate, fresca e piovosa, che sa più di primavera che di solleone.

Sul disco non dico molto, lo sto ascoltando ora in cuffia per la prima volta ed è esattamente come ce lo si aspetta: un minimo comun denominatore fra Towner e Garbarek. Pubblicato nel 1974, grazie alla nota qualità di registrazione degli ECM farebbe la porca figura davanti ad album ben più recenti. Chitarra a 12 corde e sassofono si alternano nel deliziare i timpani dell’ascoltatore, mentre la sezione ritmica rimane sapientemente in secondo piano ma con grande sensibilità.

Fra i vari brani originali spicca una meravigliosa versione di Sand, pezzo di Eberhard Weber che mi ricorda in più di un punto il Cristiano Arcelli Trio di qualche anno fa. E’ raro e difficile che un brano jazz mi impressioni al primo ascolto: ebbene, questa Sand ci è riuscita. Segno che la riascolterò presto e a lungo, in questa strana estate che è un po’ un inverno.

(1) La Feltrinelli di Mestre, dovete sapere, è celeberrima ed occupa l’intero ultimo piano dell’unico vero centro commerciale in centro alla città. E’ stra-fornita non solo di libri, ma anche di DVD, CD e perfino LP, con un sottobosco di musica italiana underground assolutamente inaspettato. Insomma, è il classico posto dove dovrei entrare solo se preventivamente privato del portafogli.

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