Luz

Charlie Hebdo ha sospeso le pubblicazioni a tempo indeterminato.

E’ una notizia triste per tanti motivi: in primis perché significa che gli assassini che hanno massacrato la redazione meno di un mese fa (sembrano passati secoli!) in un modo o nell’altro hanno ottenuto quello che volevano. Ma è triste anche perché mette a nudo una debolezza del nostro tempo bulimico di comunicazione: come fare satira se occorre mettere in conto le possibili reazioni di chiunque possa sentirsi offeso in ogni parte del globo? Qual è la responsabilità che grava sulle spalle di un disegnatore se sa che il suo operato potrebbe innescare delle reazioni in qualunque punto della Terra?
Sono domande che ci si poneva già dopo l’omicidio di Theo Van Gogh e dopo la pubblicazione delle vignette danesi, ma dispiace vedere come la mancanza di risposta a queste domande sia tra le cause della chiusura, forse temporanea, di Charlie Hebdo.

In tutto questo rimane secondo me una speranza, una speranza che nasce dallo scoprire che i redattori di Charlie Hebdo, i disegnatori e i giornalisti, hanno una visione più profonda, lucida e consapevole di tutta questa faccenda. E vederli così lucidi e consapevoli è una bella risposta a chi, dal giorno dopo il massacro, ha cominciato a dire che forse avevano esagerato, forse bisognerebbe darsi dei freni, forse bisognerebbe essere più responsabili.

Perché un disegno non ha responsabilità, non incatena, non obbliga, non vieta. Così spiega Luz (il disegnatore delle celebri copertine con Maometto) nella commovente intervista a Vice di pochi giorni fa. Dieci minuti stra-consigliati.

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