Monarchie parlamentari

I King Crimson sono un gruppo basato sulla libertà.
Molti in questi giorni commentano i concerti italiani soffermandosi giustamente su tante cose vere e bellissime: le scalette perfette e piene di classici, l’impatto potentissimo delle tre batterie, gli interventi di Mel Collins e gli assoli di Fripp. C’è qualcosa però che solamente chi ha visto più di un concerto ha potuto notare: il modo radicalmente (eh eh) diverso in cui le stesse canzoni vengono interpretate sera dopo sera.

Durante i concerti dei King Crimson Mark VIII avvengono contemporaneamente due cose, entrambe difficilissime da raggiungere per un ensemble:
1- i musicisti incastrano le note le une alle altre, le avvolgono, costruiscono i brani con elaborati intrecci oppure si uniscono per creare un muro sonoro. Il tutto con la stessa rapidità con cui uno stormo di uccelli (che un tempo erano dinosauri) si unisce e si separa o cambia direzione. Telepaticamente, verrebbe da dire.
2- ciascun musicista, nella propria area di competenza, si comporta come gli pare. In ogni secondo ciascun membro dei King Crimson può decidere di suonare o non suonare, e se deciderà di suonare potrà suonare poco o tanto, veloce o lento, in qualunque modo vorrà.

Sembra incredibile ma è proprio così, o almeno così mi sembra evidente che sia, e basta aver visto 2-3 concerti del tour (o dello scorso tour) per capirlo: il cervello infatti è molto sensibile e, sera dopo sera, ricordando il momento in cui questo o quel musicista ha colto la nota precisa in un preciso momento va a cercarne la riproduzione anche la sera successiva. Invano.
Questo si nota soprattutto in Mel e nelle parti di sax, che sono spesso soliste: in ogni brano Mel si introduce in un momento o nell’altro, prima o dopo, suonando quello che gli sembra più adatto in quel momento. Fripp stesso ha detto chiaramente che Mel è la persona giusta per questa band perché non suona mai due volte la stessa cosa. È così. Su The construKction of light ad esempio l’intervento di sassofono può arrivare in qualunque momento della parte centrale del pezzo, ed essere lungo o corto. Ho visto il pezzo suonato per tre volte e ho sentito tre assoli del tutto diversi.
Lo stesso accade però anche con gli altri musicisti, ad esempio i tre batteristi. La lezione dell’ “admirable restraint” di Brufordiana memoria sembra essere stata studiata a fondo e, soprattutto quest’anno, ho avuto modo di vedere tre musicisti in grado allo stesso tempo di esprimere la propria personalità e di “servire la musica” al 100%, integrando i pattern l’uno dell’altro in modo differente sera dopo sera. Ci sono canzoni più adatte per questo tipo di acrobazie ed altre meno (“Epitaph”, come hanno detto in molti, risulta spesso appesantita), però ai miei occhi è evidente come si tratti di una grandissima cifra cilistica di questa formazione.

Come diceva qualcuno in questo gruppo, così come i Crimso degli anni ottanta hanno introdotto le interlocking guitars così i Crimso degli anni duemilaedieci hanno portato gli interlocking drums. Ma non solo, è in corso davanti ai nostri occhi una intera definizione del “crafty drumming”, una ridefinizione della presenza del batterista (non della batteria ma del batterista) all’interno del brano.

In parte vale anche per gli altri musicisti. È vero, Tony Levin non ha lo stesso stile di John Wetton (il che è normale) e questo si presta ad una serie di confronti impossibili nelle precedenti fasi di carriera grazie alla scelta di Fripp di concentrarsi sul “nuovo”. È vero però che Tony è riuscito in un’impresa immane, quella di trovare la propria collocazione all’interno di una formazione palesemente sbilanciata, nel suo stato di bassista “fuori dalla sezione ritmica”. Eppure nella maggior parte dei casi è implacabile ed impeccabile, ed anche lui esercita la propria libertà ad esempio passando dal basso al contrabbasso e allo stick (che a Milano ha usato davvero poco) oppure alternando sezioni piene di note ad altre in cui ricama solamente i punti essenziali.

In tutto questo la certezza è Fripp: mai come quest’anno l’ho visto realmente regista della band e contemporaneamente spettatore, felice e appagato tanto quanto il pubblico nei momenti in cui la macchina girava a mille con tutti i cilindri ben oliati.

Ecco, tutto questo per dirvi che sono felice per quelli tra di voi che hanno potuto vedere i King Crimson in più di una serata del tour. Una sera è sufficiente per capire che c’è qualcosa di grande che sta accadendo sul palco, ma – almeno per me – lo stimolo emotivo ed intellettuale del vedere i sette musicisti e sentirli suonare QUEI pezzi è stato talmente forte da avermi mandato più volte fuori scala. I concerti successivi sono stati fondamentali per aiutarmi a guardare più a fondo, e paradossalmente l’ho fatto non concentrandomi sui particolari ma lasciandomi andare sempre più al flusso della musica, lasciando che occhi e orecchi cadessero sui particolari che più li solleticavano in quel momento.

C’è tanto da vedere e tanto da sentire in questi King Crimson. Sono come una famiglia che si riunisce intorno ad un tavolo con forbici, cutter, scotch e pennarelli, apre gli album di foto degli anni passati e comincia a tagliare tutte le foto, in minuscoli pezzi, per poi ricomporre ciascuna con una combinazione nuova degli stessi ritagli arricchita da un collage di nuovi pezzetti di colori diversi.

Li potremmo definire nostalgici solamente perché dedicano l’attenzione a degli attimi che sono stati fissati sulla carta molto tempo fa? Lo stesso accade con i King Crimson: non c’è nostalgia quando c’è libertà.

hdr

 

— EN —

King Crimson is a band based on freedom.
Many people these days are commenting italian shows pointing out many true and beautiful things: the setlists, perfect and full of classic, the astonishing powerful impact of the drummers, Mel Collins contributions and Fripp solos. But there’s something else that only those who attended more than one show were able to notice: the radical (eh eh) different way the same songs are played night by night.

During KC Mark VIII’s shows two things happen at the same time, two things very hard to get for a musicians ensemble:
1- The musicians cross their notes with others’ ones, they wrap them, they build the tunes with elaborated knotting or match them in order to creat a wall of sound. All happens as fast as a storm of birds (who once were dinosaurs) gathers and sseparates or changes direction. Telepatically, one could say.
2- Each musician, in its own competency area, behaves as he wishes. Every second each member of King Crimson can decide to play or not to play, and if he’ll decide to play he’ll be allowed to play much or less, fast or slow, anyway he’ll like to.

It seems impossible but that’s the way it is. Or so it seems to me, very clearly, and you just need to attend 2-3 shows of the tour (or in the last tour) to understand it: the brain is in fact very sensitive and, night after night, remembers the moment when a specific musician played that note in a specific moment, and waits for it the following night. In vain.
This is mostly evident in Mel’s playing, since he’s often a soloist: in each tune Mel joins in a specific moment or in another, before or later, playing what he feels for that moment. Fripp himself stated clearly that Mel is the right man for this incarnation because he can’t play the same thing the same way twice. And it’s so. In The ConstruKction of light for example the sax in the middle part of the song can be moved in any place, and be a long or short solo. I saw it played three times and I got three completely different solos.
But the same happens with other musicians as well, for instance the drummers. The lesson about the “admirable restraing” of Brufordarian memory must have been studied throughly and, mostly this year, I could see three different musicians being able to – at the same time – express themselves and their personalities and “serve the music” 100%, integrating each other’s patterns in a different way night after night. There are songs which are more suitable for this (“Epitaph”, as many stated, is a bit overwhelmed for instance) but in my eyes it’s a very main feature of this incarnation.

As somebody in this group already said, as the ’80s band brought interlocking guitars, 2010s King Crimson introduced interlocking drums. But it’s not just that, behind our eyes a whole definition of “crafty drumming” is being displayed, a re-thinking of the role of the drummer in each song.

This is partly true with the other musicians as well. It’s true, Tony Levin doesn’t have the same touch of John Wetton (and he’s not supposed to) and this opens the door to a serie of comparations which were impossible to do in the old phases of the band’s career, due to Fripp’s choice to be concentrated on new material. But it’s also true that Tony managed to succeed in a gigantic goal, which was to find a proper place for himself in a openly unbalanced line-up, as a “bass player without a proper rhythmic section”. But in most cases he managed to be precise and effective, showing he’s enjoying his own freedom as well by switching from the base to the double-base or to the stick (which was, in Milan, seldom used) or moving from notes-filled patterns to others where he just picks the essential ones.

The main point in all this if Fripp: never before I had seen him really as the director of the band but at the same time contemplating it, happy and fulfilled as much as the audience in the moments where the machine was firing up at full cylinders.

Now, all of this to say I’m happy for those between you who could see Crimso more than once in this tour. One night might be enough for understanding there’s something serious happening onstage but – at least for me – the emotive and intellectual stimuli while I was watching the seven musicians playing THOSE tunes was so big I felt overwhelmed often. The following shows I attended were pivotal in order to help me look farther, and I did it not by concentrating myself on small details but lettind me go more and more to the flux of musica, letting eyes and ears go to any part was calling them to in that moment.

There’s much to see and to hear with this Crimso. They’re just like a family which members sit around a table with scissors, cutter, tape and felt tips, opens old photo albums and start cutting down all the photos, in tiny pieces, and re-arranging them together in a slightly different way and with a whole set of new small pieces inserted inbetween, with different colors.

Could we say this family is “nostalgic” just because they give attention to some moments which were impressed on paper many years ago? The same happens with Crimso: there’s no nostalgia as long as there’s freedom.

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