Paracadute

Il primo album dei Coldplay – Parachutes – è un disco sincero, con il songwriting fresco di chi ha tante cose da dire. Tutti i brani ad eccezione di Yellow sono scarni, asciutti, dicono solo quello che serve dire. Yellow è l’eccezione ed è palesemente il brano peggiore del disco: chitarre grattugiose a profusione, una melodia stupida ma che resta infilata in testa per giorni anche se non vuoi. Il tutto condito – all’epoca – da un video brutto e sciatto che fece un gran successo.

coldplay-parachutesRicordo che alla sera, allora (avevo 16 anni) guardavo MTV Brand:New con Massimo Coppola. Passavano “Yellow” e non capivo perché, mi dava così fastidio che cambiavo canale. Non li sopportavo. Poi uscì il singolo di Trouble, e mi ricredetti. Infine uscì Don’t panic, e mi convertii. Don’t panic è il contrario esatto di Yellow: dura la metà, è acustica, ha una serie di ottime idee melodiche che infila una dietro l’altra e finisce prima di stancare.

All’epoca – ma sono ricordi di sedici anni fa – ricordo un’intervista nella quale dichiaravano che così come i Radiohead avevano ascoltato quasi solo Grace di Jeff Buckley all’epoca dell’incisione di The Bends, così loro avevano ascoltato quasi solo The Bends mentre scrivevano Parachutes. Che teneri!

Due anni dopo uscì a Rush of blood to the head. Nel frattempo c’era stato l’undici settembre, eravamo entrati nel 21mo secolo e il mondo era totalmente cambiato, o almeno così mi sembrava. Avevo molta fiducia in questo disco e quando uscì il singolo di In my place mi caddero le palle: una specie di update di Yellow però ancora più fastidioso, con una melodia bubblegum e una produzione leccata. Poco poterono fare Clocks e The Scientist, brani senza dubbio migliori, e quando ascoltai il disco ne ebbi la riprova: la strada intrapresa era quella del pop da classifica con arrangiamenti pomposi e chitarre un po’ U2 – un po’ Oasis. Proprio quando speravamo di potercene dimenticare, degli Oasis. Niente di nuovo, poco di bello, noia. Un disco che ho ascoltato fino in fondo sì e no tre volte. X&Y lo ascoltai 2 volte, Viva la vida 1, gli altri pure. Fino all’ultimo, che ha se non altro il pregio di presentare canzoni migliori del penultimo, ma con arrangiamenti ancora più imbarazzanti. Almeno non c’è Brian “ti u2izzo io” Eno.

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