Progressive World #2 – Dopo… niente è più lo stesso

portaNei primi anni settanta la guerra era vivida nella memoria: in America lo era nei pensieri di chi tornava dal vietnam, in Italia soprattutto nei ricordi dei genitori che avevano vissuto la seconda guerra mondiale. Genitori che poi l’avrebbero raccontata ai propri nipoti, figli degli anni settanta, chiamandola “l’ultima guerra”.

Si poteva all’epoca parlare di lingue gonfie e pance piene, di fango, raccontare una storia di altri soldati e di altri uomini, e nel raccontarla parlare agli italiani. Era forse più facile dire “mai più”, mentre ora regna l’idea del conflitto inevitabile. Ma noi che amiamo questa musica e abbiamo la fortuna di ascoltare ancora queste parole possiamo raccontarle, a nostra volta, a chi ci sta intorno. E spiegare con la forza della musica che non è poca cosa la nostra vita. Né lo è la vita di chiunque altro, ovunque cammini su questa terra.

 

 

“Per troppo tempo ho avuto gli occhi nudi e il cuore in gola.
Eppure non era poca cosa la mia vita.
Cosa ho vinto, dov’è che ho vinto quando io
ora so che sono morto dentro

tra le mie rovine?”

— Banco del mutuo soccorso, Dopo… niente è più lo stesso

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