Project Management

Chi è avvezzo a lavorare all’interno di progetti non mancherà di riconoscere la situazione nella quale ci troviamo ora.


Siamo partiti con poche specifiche, però toccava partire. E siamo partiti. Abbiamo lavorato duro, per settimane, senza un progetto chiaro perché il cliente (il virus, nella metafora :-P) è nuovo e stiamo facendo un prototipo. Siamo partiti contando sul fatto che chi prende le decisioni per noi stesse scrivendo una documentazione chiara ed esaustiva. Lavora e lavora, avanza e avanza, ad un certo punto abbiamo cominciato a capire che la documentazione non ci sarebbe arrivata, che il piano di progetto – se c’è – non sarebbe stato condiviso con noi.


Nel frattempo però il tempo stringe, c’è tanto da fare, veniamo caricati di ulteriori responsabilità. Potremmo scegliere di alzare la mano, chiedere una riunione con i PM e dire che senza una roadmap o almeno un mockup e un paio di API chiare non ci possiamo muovere in una direzione definita. Potremmo evidenziare che i progressi che facciamo non sono misurabili se non conosciamo bene le stime e le specifiche del progetto.

Tutto questo però costa fatica, più il team è grande (nel nostro caso circa 70 milioni di persone) più è difficile.

L’alternativa è continuare a lavorare, sperare che i PM abbiano bene in mente la direzione e prepararci già a fare le notti per portare a casa il risultato. Nel frattempo, nel retro delle nostre teste, la motivazione cala e pensiamo già a come scaricare la responsabilità sui decisori negli inevitabili incontri di retrospettiva quando capiremo che sarebbe bastato fermarsi, alzare la mano, chiedere di vedere le carte e i numeri.


Tutto un film già visto nei tanti progetti che finiscono male. O che finiscono in pari ma a suon di straordinari, malumori e mal di stomaco.

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