“Raramente porta al decesso”

Posologia: da riascoltare due volte l’anno, in loop per due giorni. Ad ogni ascolto rendersi conto che è uno dei dischi più belli degli anni novanta, quindi chiedersi se non sia anche uno dei dischi più belli e toccanti di sempre. Poi, improvvisamente, venire avolti dalla tristezza e voler passare ad altro avvolti da un alone di lieve malinconia, salvo poi essere conquistati dall’ottimismo naif di fondo e ricominciare daccapo.

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