Roger Waters The Wall

Oggi è l’ultimo dei tre giorni di proiezione cinematografica di Roger Waters The Wall e – com’era facile prevedere – si cominciano a vedere online le reazioni di chi non ne può più. Gente che conosce magari a menadito il disco, magari l’ha ascoltato anche con piacere per anni, ma si chiede giustamente se non sia ora di mettere da parte questo concept e tornare a fare qualcosa di nuovo. Insomma, Roger, sono 36 anni che ce la smeni con The Wall, non è ora di smetterla?

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Capisco queste posizioni, ma il punto è che The Wall è un testo scenico e in quanto tale viene adattato nel tempo ad ogni nuova messa in scena; giudicarlo come un disco, come un film, come un tour, o come tutte queste cose insieme, non è sufficiente. In quanto testo scenico può e deve essere adattato ai tempi, ed è quello che Waters ha fatto in questo tour e in questo film inserendo i riferimenti ai reduci anziani, alle vittime delle guerre di oggi, alle corporations, alle nuove dinamiche sociali: non è un concept universale e non può essere modificato troppo a fondo senza snaturarlo, ma Waters lo conosce bene e sa dove può mettere le mani, e lo fa.
The Wall è un’opera incredibile per come riesce a mettere insieme una quantità enorme di temi cadendo a volte nel pastiche ma senza perdere forza nel messaggio: in questo aiutano ovviamente anche le musiche, appositamente semplificate e ripetitive in modo da martellare i concetti, rivelare temi, condurre l’ascoltatore. Non amare The Wall è legittimo perché è pieno di pacchianeria, è chiassoso, e i temi che propone sono temi banali. Ma quello che conta è la forza di questi temi, è il modo in cui colpisce ogni ascoltatore in modo diverso. Perché sono temi banali ma classici, e così come è giusto che gli autori si cimentino con la morte per amore, il suicidio, l’incertezza dell’esistenza, così è giusto che Roger Waters si scontri con i propri demoni e ne presenti al pubblico una versione esorcizzante e filtrata ma non così tanto da perdere di universalità.

Cena-de-ROGER-WATERS-THE-WALL-2014-de-Roger-Waters-e-Sean-EvansQuesto film si intitola “Roger Waters The Wall” ed è – tra tutte le messe in scene dell’opera – di sicuro la più personale. Getta nuovi temi e nuovi punti di vista e personalmente mi ha fatto venire i brividi in modo nuovo, diverso rispetto al tour, al film, al disco. Quando Roger sarà morto e The Wall continuerà ad essere rappresentato (e lo sarà, fidatevi) forse mi stuferò anch’io e dirò basta, ma fino ad allora lui ha il diritto, e quasi quasi anche la responsabilità, di riproporre la propria opera massima ripensandola e malleandola come meglio crede. E di farci dei soldi sopra, in maniera (parere personale) più onesta rispetto alle pianole di The Endless River.

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