Second life

Che dire della Joe Jackson Band? Semplicemente che sono una delle più grandi live band che abbia mai avuto il piacere di vedere! Una sezione ritmica impeccabile, trascinante e divertita, arricchita dall’inventiva melodica di Jackson. Li ho visti due settimane fa alla festa della musica di Azzano Decimo, in una serata piovosa d’inizio estate. Una serata che minacciava ulteriori tuoni e fulmini, invece – paradossalmente – sulle note di Rain la pioggia ha rallentato, fino a fermarsi del tutto. L’unica nota dolente del breve show (occorreva fare spazio agli UB40…) è stata l’assenza, annunciata, del chitarrista Gary Sanford. Nota dolente perché è proprio il chitarrista l’anello mancante che potrebbe far tornare la band ai livelli eccelsi del tour del 2004, e del relativo disco live,  Afterlife.

Se ci sono artisti che invecchiando migliorano, altri invece inacidiscono. Joe Jackson ha dimostrato di saper stare nel mezzo, come uno di quei vini che puoi sempre tirare fuori al momento opportuno, certo che anche se non sarà diventato il più pregiato degli Champagne se non altro non  saprà mai di tappo. Afterlife è forse la bottiglia migliore del lotto, quella con il sapore più equilibrato.

Joe Jackson - afterlife - cover

Joe Jackson – afterlife – cover

L’energia del quartetto non è minore di quella dei seventies, la perizia musicale invece è migliorata e, se possibile, anche la voce di Jackson. Aggiungiamo una scaletta da leccarsi i baffi e tutto va al suo posto.  One more time e Look Sharp sono pressoché perfette, tirate al punto giusto e paassate con una leggera patina di brillantina. Take it like a man e Don’t wanna be like that rispolverano il lato più “da stadio” della band mentre Fools in love, Steppin’ out e Sunday Papers sono i classici che non dovrebbero mancare mai. Una menzione a parte per Beat Crazy, brano storico della band ma mai troppo celebrato. Un pezzo che unisce il reggae, la new wave ed una serie inusitata di finezze melodiche incastrate una dentro l’altra. Il classico brano che varrebbe da solo l’acquisto del disco.

Peccato forse che manchino alcuni classici, come gli ultimi Invisible man e So low (all’epoca non ancora pubblicati) o le storiche You can’t get what you want e Friday. Per contro siamo di fronte ad un album live di Joe Jackson senza Is she really going out with him e Be my number two. E scusate se è poco!

Per chi, infine, non fosse convinto della genuinità del disco, talmente impeccabile da sembrare ritoccato, esiste anche una versione 2 dischi, con il secondo CD registrato ad Amsterdam in presa diretta. Il suono è più rough ma proprio questo lo rende ancora più interessante!

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