Sedimentazioni

Leggo in giro tanti post di persone che si dicono stanche di leggere di Montanelli, della sua statua e del discorso che è nato intorno a questo argomento.

Le capisco ma vorrei proporre un punto di vista diverso.

Quello al quale stiamo assistendo in questi giorni è secondo me un dibattito bellissimo e costruttivo, bisogna solo fare lo sforzo di togliere un po’ di rumore dalla comunicazione, tagliare qualche ramo secco che non contribuisce al discorso ma la butta in caciara, avere il coraggio di mettere in gioco le proprie opinioni e preconcetti.

Innanzitutto stiamo assistendo a un dibattito fra generazioni. Da un lato i giornalisti (maschi) e attempati sui quotidiani cartacei e online pontificano, dall’altro lato una intera generazione, quasi due, di più giovani intellettuali di entrambi i sessi rispondono. Non pensavamo di vivere in una gerontocrazia? Io sì. Ora lo penso meno.

Si tratta poi di un tema che finalmente non è dettato dall’agenda politica di questo o quel partito. Ricordate i vent’anni di berlusconismo, quando era il nostro Trump e si parlava solo della sua sparata del giorno? Ricordate il governo gialloverde quando non potevamo fare a meno di commentare le idiozie del ministro dell’inferno?Ecco, stavolta no. Non ne siamo orgogliosi? Non ne siamo felici? È una sana, bella questione di principio e di giustizia quella di cui si parla. Chi dice che il tema della statua di Montanelli sia “importato” tramite la moda delle rivolte americane e europee e delle statue abbattute sbaglia. La discussione dura da anni, prima lanciata da Non una di meno e poi dai Sentinelli di Milano. Se n’era riparlato l’8 marzo, in pieno lockdown e prima delle sacrosante proteste negli USA. Sicuramente il tema del “buttiamo giù le statue” è diventato impetuoso nelle scorse settimane e sarebbe disonesto negare che questo abbia dato fuoco al dibattito ma la pluralità di visioni, la profondità delle conclusioni e la vastità dei temi che vedo toccati da chi ne sta parlando mostrano in maniera evidente i frutti di dibattiti e riflessioni che vengono da lontano.

Perché poi tutti ritengono di dover dire la propria sul tema? Perché si tratta di una questione che mette insieme tutti i temi più irrisolti della nostra nazione e del nostro tempo. Si parla di razzismo, di sessismo, di colonialismo, del fascismo, della consapevolezza di non essere più nel novecento e del bisogno di vederne i simboli da distante mentre i coetanei di tali simboli sono talvolta ancora in vita, del cambio di significato dei simboli, del senso di intitolare una statua e un parco a una persona nel XXI secolo, del ruolo del giornalismo e dei giornali, del ruolo dell’opinione pubblica, del funzionamento delle istituzioni democratiche, della possibilità di giudicare un uomo. Perché ci stupisce che questa lunga serie di temi fondamentali entusiasmi le persone e le porti a esprimere una propria opinione, a contribuire in qualche modo al dibattito? Per me è una cosa bellissima.

Stiamo vedendo un processo storico davanti ai nostri occhi, come se avessimo modo di vedere la terra sedimentarsi e venire sollevata e piegarsi e diventare una roccia con una forma diversa da quella che ci saremmo aspettati.

Vi consiglio di andare a leggere ad esempio Nicola Lagioia, Francesca Coin, Luca Sofri, Lea Melandri, Igiaba Scego, Christian Raimo, Flavia Perina, Cecilia Strada. Non sono tutte persone che la pensano allo stesso modo, nemmeno mi stanno tutti simpatici (Raimo, per dire, mi fa salire il crimine), però sanno discutere e lo fanno. Sotto ad alcuni dei loro post ci sono thread di commenti nei quali si confrontano idee diverse, pensieri diversi, emergono nuovi punti di vista.

Succede qui, in tempo reale, e possiamo esserne spettatori. Noi che abbiamo il lusso di poterci fare tante domande e non abbiamo la responsabilità di dover dare per forza delle risposte. Facciamolo, quando si tornerà a parlare di politici che vanno in spiaggia col crocefisso al collo almeno potremo ricordare di aver letto dibattiti più sostanziosi.

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