Stelle marine

Per la serie “non si può mai sapere”, Vasco Brondi ha scritto una gran canzone. E la canta pure intonato.

Il pezzo in sé sembra una canzone dei Tre Allegri Ragazzi Morti, il che la dice lunga sul peso che la formazione del Toffolo ha avuto e avrà nel presente e nel futuro della musica italiana.

E il testo è bellissimo e fine:

“In questa notte di disordini e sentinelle
è andata via la luce e tutti hanno visto
per la prima volta le stelle

In questa terra di fuochi non piove da mesi
ovunque minacce e preghiere scritte in arabo in italiano in cirillico
con ideogrammi cinesi

In questa città moderna che un giorno sarà una città antichissima
scolorita da troppa pioggia e troppo sole
sarà bellissima

Ho sentito la tua voce in una conchiglia
l’acqua si impara dalla sete
la terra dagli oceani attraversati
la pace dai racconti di battaglia
ho sentito la tua voce in una conchiglia

In questa notte alcuni superano i deserti
i mostri marini i loro destini
hanno i segni sui polsi dei sogni enormi e i documenti falsi
in questa terra di laghi di vulcani di corsie preferenziali
persone sorridenti e cieli sereni
sono sacri gli interessi dell’Eni

In questa città stupenda
dove si infrange l’onda migratoria
e il dormiveglia di chi passa tutta la notte sulla 90

Ho sentito la tua voce in una conchiglia
l’acqua si impara dalla sete
la terra dagli oceani attraversati
la pace dai racconti di battaglia
ho sentito la tua voce in una conchiglia

In questa notte buia
un razzo lanciato come una stella filante un canto struggente
arriva in centro trasportata dal vento la sabbia del deserto

In questa terra di confusissimi sogni
d’oro d’argento di cemento armato
il cielo è sempre più blu blu metallizzato

In questa città tutto è illuminato
e fuori dalla stazione danze tribali esplosioni cartoline
un bambino appena nato le sue mani sembrano stelle marine

Ho sentito la tua voce in una conchiglia
l’acqua si impara dalla sete
la terra dagli oceani attraversati
la pace dai racconti di battaglia.”

Da mandare il loop.

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