Stufarsi

Lo scrivo qui perché non posso andare a urlarlo in piazza, che è la cosa che vorrei fare in questo momento.

L’azienda per la quale lavoro non è basata sulle vere sulle competenze ma su un continuo tirare a campare, l’innovazione è difficile da introdurre e tutti imparano le cose (male) sul campo. La documentazione non la leggiamo mai, né la scriviamo. Non viene dato valore al fare le cose bene ma al farle e basta.

Così lavorava anche l’azienda dov’ero prima, e quella prima ancora.

Questo modo di fare ormai mi è entrato sottopelle, tant’è che lo riproduco anch’io giorno dopo giorno. A volte ho degli sprazzi di rivolta, mi viene da fare le cose fatte bene o da lottare perché vengano cambiati processi e mentalità, però alla fine della giornata se mi guardo indietro scopro che sono stato parte del problema e non della soluzione.

Questo approccio alle cose mi porta, per un bias cognitivo che avrà il nome di qualche sociologo, a pensare che tutte le aziende siano così, almeno intorno a me. Di conseguenza non riesco ad avere fiducia nelle istituzioni, nei privati che mi offrono servizi, in chi produce ciò che consumo. Non riesco ad avere fiducia nella bontà del lavoro di nessuno. Se scoprissi che le persone intorno a me lavorano bene, fanno le cose a regola d’arte e sono gratificate nel farlo, questo mi creerebbe ulteriore frustrazione quindi non voglio pensarlo. Dall’altro lato tanti si lamentano delle stesse cose che ho scritto io qui sopra e questo conferma il mio bias: nessuno lavora bene. Corollario: siamo fregati.

Tutto questo è enormemente frustrante e consuma un botto di energia. Mi sembra che capiti lo stesso anche a voi, da quel che leggo qui e nei vostri blog.

Non siete stufi? Io sì.

Che famo?

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