The Gate

Il più recente album di Bjork, Vulnicura, era una seduta di auto-analisi lunga un’ora, una specie di concept album sulla fine della relazione di Björk Guðmundsdóttir con Matthew Barney.
Il nuovo singolo, The Gate, riprende esplicitamente là dove Vulnicura finiva.

“My healed chest wound
Transformed into a gate
Where I receive love from
Where I give love from

Split into many parts
Splattered light beams into prisms
That will reunite

Didn’t used to be so needy
Just more broken than normal
Proud self-sufficiency
My silhouette is oval
It is a gate

If you care for me, care for me
If you care for me, care for me
Care for me, care for me
And then I’ll care for you, care for you
I care for you, care for you
I care for you, care for you
Care for you, care for you”

Come tutti i brani recenti di Bjork, prodotti da Arca, siamo al confine del monologo cantato e non ci sono concessioni a melodie facilmente assimilabili. Su tutto vince l’intensità: un’intensità che in Vulnicura era oscura e piena di sangue mentre in The Gate si apre, per fortuna, alla luce.

P.S. La cosa buffa? Il nuovo album di Bjork non ha né titolo né copertina né data di uscita, però si può già pre-ordinare

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