The Mars Volta

tmvQuesta è quella settimana dell’anno in cui mi viene voglia di ascoltare i The Mars Volta. Di solito infatti succede dopo le vacanze, quando il ritorno in ufficio è traumatico e mi bisogna alzare i volumi. La differenza quest’anno sta nel fatto che i TMV nel frattempo si sono sciolti, quindi l’ascolto porta inevitabilmente a soppesare quello che è il loro lascito. Di loro si è parlato tanto, soprattutto all’epoca dei primi tre dischi, e se n’è parlato tanto bene quanto male. Cosa resta del loro rock ridondante?

La risposta è che resta parecchio. Il termine prog è stato spesso associato a loro con varie accezioni, ma in fin dei conti del prog hanno mantenuto per lo più l’estetica, le copertine, i titoli criptici e le tematiche concettuali. Musicalmente invece i The Mars Volta sono sempre stati figli del rock’n’roll: il timbro vocale acuto di Cedric Bixler-Zavala è più simile al ruvido Robert Plant che all’angelico Jon Anderson e le evoluzioni chitarristiche di Omar Rodriguez-Lopez ricordano più i lancinanti solo di Jimmy Page in “Dazed and confused” di qualsiasi chitarrista prog. Anche nei pezzi – e sono molti – nei quali i TMV hanno ospitato una star del calibro di John Frusciante il chitarrista ha ricordato più da vicino il Neil Young più acido che il sè stesso dei RHCP. Sicuramente molto più vicino ai propri dischi solisti, sperimentali e lontani dal grande pubblico.

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E le canzoni? Non si può dire che i TMV ci abbiano lasciato un pool immenso di brani memorabili: i pezzi più immediati e riconoscibili – e le idee migliori dal punto di vista del songwriting – stanno tutti nel primo disco. Già da Frances the mute ad interessare sono le evoluzioni, le soluzioni sonore e il dipanarsi dei brani, prima sempre più lunghi e poi, da Goliath in poi, ristretti e fintamente concisi. Nel mezzo c’è di tutto, dai pezzi trainanti come Cotopaxi, Teflon, Soothsayer ai brani più lunghi ed epici come Viscera Eyes (probabilmente il mio preferito, concettualmente è un rifacimento di Achille’s last stand) passando per deliri psichedelici (Cygnus, Meccamputechture, L’Via L’Viaquez).

Mi sono permesso di stilare una specie di bignami dei TMV, una playlist non-così-concisa per ricordare ciò che di loro più volentieri ricordo utile per ripassare i pezzi più importanti e scoprire qualche chicca nascosta. E anche per tenerceli un po’ in mente, in vista del ritorno. Perché tornano, potete scommetterci.

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