The Trick

Domenica 27 ottobre, all’assurdo orario delle 18.30, sono stato a vedere e sentire Tony Allen e il suo sestetto.

Il concerto è stato bellissimo ma ho fatto fatica a entrare nel giusto mood. La combinazione fra i ritmi afrobeat e le melodie jazzate non riusciva a entrarmi dentro, mi sentivo perennemente tirato per la giacchetta da quel ritmo sbilenco, distratto dai colpi mancanti cadevo nei vuoti del tempo del Maestro Tony e non riuscivo davvero a cogliere il collegamento fra quello che faceva lui e le note prodotte dagli altri – ottimi – musicisti.

Poi ecco l’intuizione, complice la stanchezza: ho chiuso gli occhi. Tony Allen suona omettendo visibilmente alcuni beat e quando lo osservavo suonare il mio cervello in qualche modo veniva mandato in corto circuito da quei beat mancanti, dai movimenti inespressi che non davano origine a un suono. Chiudendo gli occhi invece ho rimosso una grande fonte di distrazione, riuscendomi a concentrare sulla musica. E lì ho potuto percepire benissimo le variazioni nell’andamento dei brani e soprattutto l’incredibile capacità di Tony Allen di ascoltare perennemente quanto fatto dagli altri musicisti, mantenendo il tempo ma variando il proprio gesto musicale in modo da facilitare i suoi compagni di concerto.

Se non avessi chiuso gli occhi probabilmente non me ne sarei mai accorto.

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