Un gesto radicale

La seconda sezione di Radical Action I di Verona – dopo lo stop che ha portato il pubblico ad applaudire pensando che fosse già finita – è quella che penso ci abbia portato tutti fuori strada nel credere che fosse un brano nuovo. Non ricordavo di averla mai sentita prima. Per dire, su setlist.fm ancora adesso c’è scritto “Radical III” mentre sulla scaletta di Tony nelle foto è “Radical I”

Ho riascoltato parecchio le Radical Action I e II in questi giorni. Ammetto che sono brani che non mi hanno mai preso più di tanto, perché non ci ho mai trovato dentro quella abilità di Fripp nello sviluppare dei brani strumentali chitarrosi che pur essendo complessi e matematici fossero anche orecchiabili. Tutti sappiamo canticchiare Larks’I, II, IV, Level Five, Breathless, no? Invece le Radical no, non sono molto orecchiabili, si infilano a fatica come earworm (almeno a me). Perché?

La risposta secondo me è che si tratta di brani che tengono fede al proprio titolo. Dopo pochi secondi, quando ti aspetti che vadano in una certa direzione, vanno in un’altra. Sono pezzi nei quali l’azione radicale di distacco dall’aspettativa è costante, sia in termini di tempi (nel senso di tempi musicali) che di temi. Per questo mi risultano poco piacevoli all’orecchio se ascoltati su disco ma dal vivo mi sviluppano una piacevole sensazione di spaesamento, di vuoto. Una sensazione di caos organizzato che è molto curioso sentire sviluppata da una ensemble di musicisti così vasta, con regole di relazione necessariamente stringenti.

Le tre Radical (di cui la parte III, ricordiamolo, è ancora inedita su disco) sono quindi la rappresentazione in musica del motto “Un gesto radicale per disinnescare la presa della mente scimmiesca” che in fondo è sotteso a ogni atto di questa incarnazione cremisi. Per allenarsi ad affrontare ogni esecuzione di ogni pezzo come se fosse la prima non c’è niente di meglio di un brano che ti costringa a un’attenzione costante, a rimuovere l’abitudine.

In questo senso c’è una domanda che mi piacerebbe fare ai musicisti della band, se ne avessi l’occasione, e che mi dispiace non aver chiesto a Jeremy quando l’abbiamo incontrato al bar. Avete presente quando suonando una canzone la testa se ne va e si suona anche solo poche battute in totale abbandono, con la memoria fisica che fa il suo lavoro e si finisce sovrappensiero per suonare bene anche senza prestare la dovuta attenzione? Dopo qualche battuta si torna in sé e – un po’ quando si guida assorti su un’autostrada deserta – ci si meraviglia di aver saputo compiere tante azioni senza pensarci effettivamente su. Mi chiedo se i musicisti che fanno parte dei King Crimson, ai quali viene richiesta una enorme attenzione e di esercitare attivamente “il gesto radicale”, succeda durante i concerti di andare ogni tanto in sovrappensiero, oppure no.

Più astrattamente mi chiedo se la “radical action” sia qualcosa che richieda attenzione continua o se addirittura, arrivati a un certo punto, si possa compierla senza pensarci. Allora sì che si potrebbe suonare (o affrontare qualunque cosa) sempre come se fosse nuova, a prescindere dal fatto che lo sia veramente.

2 commenti su “Un gesto radicale

  • Ciao Marco, ma quindi il brano suonato a Verona, indicato su setlist.fm come “Radical Action III”, è in realta’ Radical Action I con l’aggiunta di una seconda parte inedita mentre invece la “Radical Action III” suonata ad esempio a Perugia è la “vera” Radical Action III? Ero presente a Verona ma delle Radical Action suonate conoscevo soltanto quella che in Meltdown viene indicata come “Radical Action II”. Grazie, Cristian.

  • Ciao Cristian, da quel che ho capito è come dici tu: a Verona è stata suonata Radical I con un arrangiamento radicalmente (ahahahah) rivisto, che è possibile ascoltare anche nel tour box 2019. Radical III invece non è stata suonata a Verona. Ciao!

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