Alice – il sole nella pioggia

C’è un fenomeno strano che riguarda i dischi che ascoltavo fin da piccolo: li conosco a menadito musicalmente ma non ho mai fatto caso ai testi. Di cosa parla “Cieli del nord”? Boh. E “L’era del mito”? Chi lo sa.

Riflessioni autobiografiche a parte, Il sole nella pioggia è il primo vero grande disco di Alice e insieme a Mezzogiorno sulle Alpi crea un dittico inarrivabile tra le interpreti italiane di quegli anni. Jansen, Gregory, Barbieri, Fresu e Hassel contribuiscono a creare un sound internazionale per brani di scrittura eccellente e piccole perle come le cover di Orléans e Le ragazze di osaka e Anin à gris, in dialetto friulano. C’è molto Camisasca – che è bene – e in fondo all’album un brano di Peter Hammill duettato con lo Zio in persona. Avercene di dischi così, non solo in Italia.

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Alice – Mezzogiorno sulle alpi

Mezzogiorno sulle alpi, 1992, EMI, stampa italiana

Mezzogiorno sulle alpi è vario, complesso eppure orecchiabile. Da bambino penso di averlo avuto su cassetta, di sicuro non avevamo l’LP in casa e l’ho dovuto recuperare su Discogs con non poche difficoltà.

I due brani ai quali sono più affezionato sono La Recessione, uno splendido e profetico testo di Pasolini (friulano come Alice) messo in musica, e Luce della sera. Tutto il disco però sta a livelli stratosferici, che penso Alice non abbia più raggiunto in seguito.

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P.S. Fra l’altro qui troviamo la coppia Jakszyk + Harrison 20 anni prima dei King Crimson ma in contemporanea ai Dizrhythmia, sempre con Danny Thompson al basso. Mi chiedo se i tre siano andati in studio insieme o abbiano suonato su delle tracce registrate.

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Alice – Park Hotel

Alice – Park Hotel, 1986, EMI. Stampa italiana.

Questo è un disco della collezione dei miei genitori, quindi lo ascolto da più di trent’anni ed è difficile dire dove finisca l’apprezzamento estetico e dove invece cominci la mistura delle sensazioni evocate dalle note.

Negli anni l’ho ascoltato parecchio, ora molto meno. Ci sono brani notevoli, come “Il senso dei desideri” o “Nomadi”, ma anche altri che mi lasciano un po’ indifferente. Mi piace però pensare che questo disco mi abbia svezzato a un certo tipo di suoni, al basso tonante di TLev e alla batteria di Marotta.

Certo che quando avevo cinque anni non avevo malizia, ora invece “Soli nell´oscurità, dopo il tramonto dei pensieri / silenzi intrecciati ai nostri sensi / e m´inginocchierò vicino ma non troppo / all´area dell´amore ma vicino a te” assume tutto un altro significato O___o

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