A-ha – Hunting high and low

A-ha – Hunting high and low – Italia – WEA 1985

Ok, questo ammetto di averlo dovuto riascoltare per tipo la terza volta in tutta la mia vita solo per scrivere queste righe.

Da ragazzo Hunting high and low ce l’avevo in una delle prime compilation di MP3, brano bellissimo. Take on me passava sempre su MTV a metà anni novanta come “classicone” dei video degli anni ottanta. Così quando in un mercatino di Marghera nel 2011 mi sono trovato davanti scaffali di dischi usatissimi non ho saputo resistere a questa copia di “Hunting high and low” a 2€.

La copertina è molto usata, al punto che è pure morsa dai topi (!!!!) ma all’epoca compravo di tutto pur di ampliare la collezione e il pensiero di avere Hunting high and low in vinile mi intrippava.

Il problema è che il resto del disco è tremendo, motivo per cui da allora l’ho ascoltato 1 volta. Due con quella che mi è servita per scrivere queste righe.

Tony Allen – The source

Tony Allen – The Source – Blue Note 2017

Che gli vuoi dire a Tony Allen?
Uno dei batteristi più importanti della storia del novecento, un vero inventore, un compositore, un personaggio storico.
The Source è per lui un punto di arrivo, una commistione tra afrobeat e jazz che riesce a non far perdere un grammo di essenza a nessuno dei due. Registrato e masterizzato completamente in analogico, come ci tiene a specificare in copertina, ha un suono caldo e preciso e avvolgente dal quale farsi cullare spesso e volentieri.

Ho avuto anche l’onore di vederlo dal vivo, nella mia città, nel 2019. È stato strano perché dal vivo Tony sembra sempre sul limite del perdere il filo del discorso, non capisci dove stia andando a parare perché non si limita a tenere il tempo. Si interrompe, perde un beat, rimane in continuazione con la bacchetta a mezz’aria come se fosse indeciso se dare ancora un colpo di piatto o di tamburo. Se chiudi gli occhi però ti rendi conto che c’è un continuo dialogo tra lui e gli altri musicisti, un inseguimento nel quale a volte sono loro che percorrono le impronte della batteria di Tony e altre volte è lui che in modo quasi telepatico segue le digressioni del piano, del sax o del contrabbasso. Un uso della batteria controintuitivo che ad occhi aperti è davvero difficile seguire e che mi ha lasciato a bocca aperta.

Alice – Gioielli rubati

Alice – Gioielli rubati, 1985, EMI

Questo disco che mi ha guardato molte volte dalle bancarelle delle fiere del disco ma alla fine l’ho comprato dopo anni di corteggiamento, nel 2019.

Dalla combinazione Alice+Battiato mi aspettavo degli arrangiamenti più morbidi e delle ri-letture più radicali, almeno a livello di arrangiamenti, invece questo Gioielli Rubati mi ha un po’ deluso. Suoni molto anniottanta, molti sequencer, riverberi e cover-fotocopia. Risultati imbarazzanti, secondo me, soprattutto su Le Aquile e Summer on a solitary beach.

Alla qualità stellare dei pezzi originali non viene aggiunto molto, con l’eccezione del testo su Luna Indiana. È un po’ un peccato che almeno fa apprezzare ancora di più il salto di qualià del successivo Park Hotel con il triumvirato Levin-Marotta-Manzanera.