Brexit: due conti

Venerdì, appena annunciati i risultati del referendum riguardante l’uscita dell’UK dall’Unione Europea, subito in molti (me compreso) si sono lanciati in strali contro lo strapotere degli anziani elettori britannici. Dai primi risultati infatti risultava chiaro come gli over 65 britannici avessero votato in massa per il Leave prendendo di conseguenza una importante decisione ai danni dei giovani che si erano dimostrati compatti nel votare Remain.

Ieri sono usciti i dati definitivi sull’affluenza e la questione si è apparentemente ribaltata: dato che l’affluenza dei giovani è stata bassissima, dal 38% al 58%, non ci si deve stupire che gli anziani con un’affluenza altissima (81-83%) abbiano fatto valere la propria voce in maniera più decisa. In pratica si sarebbe trattato – secondo questi nuovi dati – di un suicidio della gioventù britannica e non di un trionfo della gerontocrazia.

In realtà né con i primi né con i secondi dati si possono trarre davvero delle conclusioni riguardo a quale delle fasce d’età avrebbe la responsabilità maggiore dell’esito del voto, poiché mancano i valori assoluti. Il 38% dei votanti tra i 18 e i 24 anni è andato alle urne, ma quanti sono questi votanti? Quanti invece sono gli over 65? Se gli elettori di tutte le fasce d’età fossero andate a votare in egual misura quale sarebbe stato l’esito del voto?

Per rispondere a queste domande ho preso i dati di Lord Ashcroft, riportati anche dal Post, e li ho incrociati con la ripartizione degli abitanti della Gran Bretagna nel 2016 per fasce d’età così come la si può recuperare dal sito dell’Office for National Statistics.

Disclaimer: Non ho potuto effettuare una stima perfetta in quanto le fasce d’età dell’ufficio statistico britannico non coincidono – in un caso – con quelle della ripartizione dei votanti: la prima fascia infatti comprende i ragazzi dai 15 ai 24 anni e non solamente dai 18 ai 24, quindi in tutti i grafici qui sotto il primo dato a sx è da considerarsi gonfiato rispetto alla realtà (all’incirca di un terzo, immagino).

Al di là di tutto però qualche considerazione si può fare e va fatta. Vediamo quindi un primo grafico che ci mostra l’affluenza alle urne da un punto di vista assoluto, in modo da capire quanti sono questi giovani che se ne sono stati a casa anziché andare a votare e se avrebbero potuto cambiare le carte in tavola o meno.

Dati referendum UK

È evidente come l’elevata percentuale di astensionismo nelle fasce più giovani abbia portato – effettivamente – ad un minor potere decisionale nel referendum rispetto alle fasce più anziane della popolazione. Verrebbe da dire quindi che se i giovani fossero andati a votare più in massa avrebbero potuto cambiare le sorti del referendum. Ma è vero?

Ho quindi elaborato altri due grafici che possono essere facilmente comparati.

Il primo riporta i dati delle elezioni così come sono stati effettivamente: percentuali per il Leave e per il Remain ottenute in ciascuna fascia d’età. Il secondo invece riporta le stesse percentuali in un’ipotetica situazione nella quale l’affluenza alle urne fosse stata del 100%. Si tratta ovviamente di un dato irrealistico ma – trattandosi di un grafico nel quale contano le proporzioni – i dati non cambierebbero se l’affluenza fosse stata omogenea tra le fasce d’età stabilizzandosi su un qualunque altro valore inferiore al 100%.

Brexit - ripartizione reale

 

Brexit - ripartizione potenziale

Anche qui la differenza è evidente: anche se il numero di sostenitori del Leave tra gli over 65 avrebbe comunque – in numero assoluto – superato il numero dei sostenitori del Remain nella fascia dei più giovani, la ripartizione più equamente distribuita dei sostenitori del Remain tra le varie fasce d’età avrebbe potuto potenzialmente permettere una vittoria della fazione uscita sconfitta.

Anche nel caso in cui l’affluenza alle urne fosse stata omogenea fra tutte le fasce d’età però la vittoria del Remain non sarebbe stata affatto scontata: pure in questo caso infatti il vincitore avrebbe vinto di pochi punti percentuali:

 

cake

Tutto questo – ovviamente – dando per vera l’ipotesi che tutti gli astenuti avrebbero votato nelle stesse proporzioni dei propri coetanei votanti e fermo restando il disclaimer di cui sopra. Mi sento di ipotizzare che lo scarto tra le due percentuali sia ben minore dell’errore statistico di questa mia stima. In parole povere, anche ipotizzando che avessero votato tutti gli aventi diritto non è facile dire con attendibilità quale delle due opzioni sarebbe risultata vincente.

Conclusioni: Dati alla mano possiamo dire che sì, sicuramente la vittoria del Leave è stata più un suicidio da parte dei giovani elettori britannici che un abuso di potere da parte di una popolazione anziana maggioritaria. Sicuramente sarebbe bastata una percentuale di vittoria leggermente più bassa da parte del Leave nelle fasce più anziane della popolazione per sbilanciare il voto – e quindi non va sottovalutato il peso che questi segmenti demografici hanno avuto nel referendum – ma dall’altro lato è innegabile come l’elevata astensione tra le file dei giovani britannici sia stata probabilmente la vera falla che ha impedito al Remain di portare a casa il risultato.

 

Ecco qui, infine, la tabella con tutti i dati che ho utilizzato per costruire i grafici. I dati sono presi – come dicevo – da qui e da qui.

Persone Votanti Remain (effettivi) Leave (effettivi) Remain (potenziali) Leave (potenziali)
18-24 8.007.147 2.882.573 2.104.278 778.295 5.845.217 2.161.930
25-34 8.888.324 5.155.228 3.196.241 1.958.987 5.510.761 3.377.563
35-44 8.309.615 5.982.923 3.111.120 2.871.803 4.321.000 3.988.615
45-54 9.221.525 6.916.144 3.043.103 3.873.041 4.057.471 5.164.054
55-64 7.581.718 6.141.192 2.640.712 3.500.479 3.260.139 4.321.579
65-… 11.798.643 9.792.874 3.917.149 5.875.724 4.719.457 7.079.186
27.714.045 26.092.927

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