Qualunquismo di metà mattina

Per andare al lavoro passo ogni giorno vicino ad una fermata dell’autobus. Dietro la fermata c’è il marciapiede, poi una siepe e delle case. Ecco, stamattina alle 9.25 c’era un signore che stava tranquillamente pisciando sulla siepe. Non era neanche nascosto, anzi sembrava tronfio del suo gesto: sigaretta in bocca, sguardo spavaldo e un buon mezzo metro di distanza dalla siepe. Età stimata sulla sessantina, con qualche problema di prostata a giudicare dall’intermittenza del getto (cì, si ho fatto caso).
Cappello, occhiali da sole e giacca non lasciavano molti dubbi riguardo alla nazionalità del pisciatore seriale: se non veneziano, di sicuro italiano.
Quando l’ho visto ho pensato che è proprio uno stronzo, ci sono molti bar nelle vicinanze e avrebbe potuto orinare lì, magari con un bianchetto in più in corpo. Così gli ho suonato col campanello della bici, stando a debita distanza; il signore si è girato ancora con l’attrezzo in mano, ha smesso la sua attività e si è incamminato chiudendo i bottoni delle braghe.

Non ho potuto fare a meno di chiedermi cos’avrei pensato se anziché essere un italiano con gli occhiali da sole e faccia da schiaffi fosse stato un cinese, o una persona dell’est europeo con il bomber e i capelli corti, oppure ancora uno degli zingari puzzolenti (è un dato di fatto, sorry) che spesso si fanno ospitare dagli autobus mestrini senza pagare il biglietto. Mi sarei limitato a pensare che è uno stronzo lui, nello specifico, o il raggio dei miei punti-odio si sarebbe allargato se non altro alla sua famiglia, se non più in là? Pare un discorso buonista e bla bla bla, ma alla fine è un processo semplice: se a fare una stronzata è qualcuno che riconosco come parte della mia comunità, allora stigmatizzo lui, se invece è qualcuno di un’altra comunità viene spontaneo estendere la responsabilità alla comunità intera. Sia essa una famiglia, una religione, la stirpe degli ingegneri o una cultura diversa dalla mia.

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