Fenomenologia dell’età adulta

Quest’anno ho capito quali sono i due principali ingredienti del diventare adulti: la mancanza di tempo e l’accumulo di esperienza.

Ho avuto modo di valutare le conseguenze della accoppiata di cui sopra ad esempio nel mio approccio alla musica. La paternità mi ha gioiosamente ridotto il tempo libero di una percentuale consistente e mi sono trovato ad avere poco tempo per ascoltare musica nuova, soprattutto quella prodotta durante l’anno. Ho cercato di correre ai ripari con qualche trucco, per esempio facendomi consigliare delle uscite, ma inevitabilmente mi sono trovato a rendermi conto con il passare dei mesi del 2018 che la quantità di musica nuova che ascoltavo era sempre meno.

Ho sentito anche cambiare il mio approccio di fronte a queste novità. Ancora più che negli anni scorsi mi sono trovato a scartare dischi – anche blasonati – dopo aver ascoltato giusto un paio di tracce, al grido di “ma è roba già sentita!”. Perché? Possibile che nel 2018 siano usciti più album derivativi rispetto agli anni precedenti? Probabilmente no.

Il punto è che con l’assotigliarsi del tempo libero quel po’ che ti rimane acquista un valore maggiore e ti senti più in colpa se lo spendi in attività che non ti sembrano restituire il valore che hai investito. Ascoltare un brutto disco nel 2017 era un investimento andato male, nel 2018 mi è sembrato semplicemente uno spreco di tempo prezioso.

Allo stesso tempo l’accumulo di esperienza e di ascolti diversi negli anni mi ha portato ad avere un gusto sempre più definito, diminuendo le mie capacità di discussione a riguardo. Cosa significa? Significa che se nel 2003 mi sembrava che i Rolling Stones o gli Steely Dan non mi dicessero un granché lo dichiaravo a gran voce, speravo che qualcuno mi contraddicesse con argomentazioni valide, e poi mi andavo ad ascoltare con orecchie nuove questo o quel disco delle due band alla luce delle nuove argomentazioni. Ora non più. Se mi sembra che i Dead can dance siano un gruppo palloso me lo tengo per me, così da un lato evito discussioni sterili (altra perdita di tempo prezioso) e dall’altro mi risparmio esplorazioni in discografie che mi procurerebbero il mal di testa.

Abbiamo quindi un’accoppiata pericolosa: meno ascolti di musica nuova + opinioni meno inclini a essere messe in discussione. Qual è il tipico risultato di tutto questo? La fossilizzazione. La vecchiaia. L’incendiario (non che io sia mai stato davvero incendiario) diventa pompiere.

Come ovviare a tutto questo? In parte si tratta di un percorso normale che credo vada accettato entro certi termini. Ho 34 anni, un figlio, migliaia di ore di ascolto sul groppone e ho il diritto di evitare Rolling Stones, Coldplay, AC/DC, Guns, l’80% della new wave, il 90% del punk, il 95% del metal e il 99% del rap dato che mi fracassano la uallera. Penso però sia anche importante mantenere un piede nella porta, continuare seppur in misura minore ad ascoltare quello che la nuova scena musicale ha da dire.

Nell’ottica di questo “piede nella porta” a ottobre 2018 ho chiesto agli amici su FB di consigliarmi musica dell’anno appena trascorso. Com’è andata? Bene, meglio di quanto prevedessi. Appena troverò il tempo vi racconterò di più 😀

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