“Un momento presente espanso”

Da “King Crimson Italia”, 24 luglio 2018

Trovo che questo post di David Singleton sia perfetto per noi. Per questo gruppo e per questo momento.

Trovo sia perfetto perché
– parla di noi. Ci cita con precisione e cita un membro del gruppo che a quanto pare ha scritto qui (non che l’avessi notato) che della prima sera di Roma avrebbe apprezzato solo le ultime tre canzoni. E poi il giorno dopo si è presentato al Royal Package.
– parla di quale sia il senso di presentare dal vivo brani di ogni epoca (rispondendo quindi a chi sostiene che si tratti di “una cover band di se stessa” o di “fare cassa”)
– parla di quale sia il motivo per cui si chiede di non fare foto
– parla del pericolo di arrivare a un concerto come quelli dei Kc con delle aspettative
– parla indirettamente di quale possa essere il peso di ciò che scriviamo online nelle sensibilità dei musicisti che seguiamo
– parla del peso del confronto con il passato
– parla del peso dell’esperienza passata nel vivere l’esperienza presente
– parla, in modo più largo, del senso del ricordo e della sua importanza per noi

Trovo sia talmente importante e ficcante che mi sono preso la briga di tradurlo tutto. Dato che mi sembra dica tutto quello che c’è da dire, i commenti sono chiusi per questo post. Il tempo che avremmo preso per commentare prendiamocelo per ri-leggere il post, sono sicuro che c’è qualcosa su cui riflettere per ciascuno di noi.

“Ma perché vogliamo ricordare?!” è stata la risposta a cuor leggero di Chris Porter di fronte alle foto all’inizio di alcune canzoni al concerto di Roma (lasciando da parte la domanda di come mai l’inizio di “Discipline” possa apparire diverso dall’inizio – in fotografia – di “Pictures of a city” per esempio). Se lasciamo da parte i noiosi vantaggi evoluzionistici della memoria, è una divertente domanda filosofica. Qualcosa su cui riflettere mentre ci spostiamo tra Roma e Lucca – con la mia playlist “This is Bach” fresca di download nelle mie life-changing favolose cuffie anti-rumore bluetooth.

Al Royal Package ieri Robert ha annunciato che il tour l’anno prossimo sarà concentrato sulle “Orecchie innocenti”.

“Significa che noi non saremo i benvenuti?!” ha immediatamente chiesto un veterano di lunga data.

“Certo che no!”, ho replicato. “Se l’attitudine dei musicisti è che ogni volta che suonano la musica è come se fosse la prima volta – allora sicuramente possiamo ascoltarla come pubblico come se fosse la prima volta…””” non come il fan che su King Crimson Italia” – ho continuato – “che, arrivando con le sue idee pre-concette, ha scritto che la sola parte della scaletta che ha apprezzato ieri sera sono state le ultime tre canzoni…”

“Sono stato io!” ha detto uno dei presenti seduto nelle file più indietro. “Non intendevo essere negativo. È solo che io voglio sentire la musica del 1973!”

Cosa ci dice questo a proposito dei pro e contro della memoria? Questo fan stava ascoltando il concerto attraverso il prisma degli ascolti precedenti: “Questa è una canzone da quel periodo, che mi piace. Questa è una canzone di un altro periodo, che non mi piace”. Siamo tutti portati a fare così. Se io vado ad ascoltare Paul McCartney in concerto, non sentirò le canzoni dei Beatles o degli Wings o dei suoi lavori solisti recenti alla stessa maniera. È difficile mettere da parte le nostre passioni ed aspettative storiche. Siamo in parte bloccati in una celebrazione del passato. Che può essere un gran divertimento. Ho visto i Fleetwood Mac all’O2 a Londra, dove in mezzo a un mare di fotocamere e singalong (incluso il mio) hanno suonato tutto “Rumours” e “Turk”. Ed è stata una serata bellissima.

Ma cosa succede se il fine è diverso? Suonare e sentire la musica come se fosse la prima volta. Quei magici momenti che salgono per la spina dorsale e cambiano la vita.

Una soluzione (storicamente adottata dai King Crimson) è di suonare pochissimi brani vecchi. Ho visto un’intervista di Paul Weller a Paul McCartney nella quale il primo notava che l’apertura di McCartney verso il proprio catalogo passato fosse la ragione per cui quest’ultimo riempie gli stadi mentre Paul Weller, che vuole solamente suonare canzoni nuove, stesse suonando in sale da chiesa (sto parafrasando).

L’incarnazione corrente dei King Crimson ha abbracciato una via di mezzo. Ri-visitando, ma re-inventando il materiale. Un momento presente espanso. Tutta la musica è nuova, a prescindere da quando sia stata scritta. E quindi le nostre memorie e nozioni pre-concette potrebbero mettersi in mezzo. La performance di Bolero a Roma è stata pazzesca. Potreste non averlo notato se non amate l’originale perché siete fan del “periodo Wetton”. Io spero che sarei pronto ad affrontare una versione acustica di “I saw her standing there”, una versione a band intera di “Blackbird” e pure un brano nuovo – come “My Valentine” che udii per la prima volta dal vivo alla BBC nel 2013

E cosa dire dei nostri tentativi di crearci dei ricordi? “Devo ricordare questo” o “una fotografia per portare con me il ricordo”. In quei momenti, i nostri tentativi di creare una memoria rischiano di rimuoverci dal momento presente che stiamo tentando di ricordare. (Questi pensieri arrivano tutti da qualcuno che spende una buona parte della propria vita in profonda contemplazione completamente inconsapevole dei suoi dintorni).

Devo interrompermi qui per tornare alla mia playlist. La toccata e fuga in Re minore. Quel famoso inizio di tre note che fa “da da da” in questa versione ora ha guadagnato un trillio, così che fa “da da daddledaddledaddle da”. Non puoi fare così. NON È COSÌ CHE FA!

“But why do we want to remember?!” was Chris Porter’s light-hearted response to the photography at the start of some of…

Pubblicato da David Singleton su Martedì 24 luglio 2018

P.S. Dopo un post come questo non posso che sentirmi ancora più onorato al pensiero del commento con cui Robert Fripp ha condiviso, qualche settimana fa, un mio vecchio post.

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