Brucia la strega

i-radiohead-hanno-pubblicato-il-nuovo-singolo-burn-the-witch-La rivoluzione che i Radiohead misero in atto con Kid A/Amnesiac fu soprattutto una rivoluzione decostruttiva: raggiunto l’acme del successo in ambito rock si inventarono una decostruzione della canzone rock. Come un dio dell’Olimpo condannato a produrre in eterno melodie eccellenti scelsero consapevolmente di seppellirle sotto arrangiamenti fortemente ritmici, spesso elettronici, lasciando all’ascoltatore il compito di trovare la melodia al di sotto degli strati di fervore musicale. Il risultato fu il più bel disco degli anni 2000 e l’inizio di una nuova fase di carriera.

Il simbolo perfetto di questa pratica fu sintetizzato in Like Spinning Plates, pubblicata su Amnesiac e nel live I might be wrong. La canzone venne prima presentata al pubblico in forma decostruita, ricca di effetti elettronici ed inintelleggibile nel testo, e poi svelata nella propria meravigliosa essenza melodica piano + voce.

Il successivo Hail to the thief provò una mediazione tra la forma canzone standard e le forme decostruite. Da una parte brani come Sail to the moon, Go to sleep e Scatterbrain mostravano il lato più espressamente melodico, dall’altro The Gloaming, Myxomatosis e Backdrifts lo nascondevano sotto alle solite stratificazioni.

In Rainbows segnò poi un ritorno più deciso verso la melodia e verso la strumentazione rock mentre il successivo The king of limbs andò ad estremizzare il processo opposto presentandosi come un disco pesantemente stratificato, composto mediante la sovrapposizione di parti suonate e campionamenti delle stesse e nel quale le melodie vocali vennero inserite spesso in fondo alla catena creativa: paradossalmente fu il loro album più ispirato dall’elettronica di Four Tet e Caribou ma anche il meno ballabile e probabilmente il più difficile in assoluto da suonare dal vivo. Un disco complesso, che dopo 5 anni ancora risulta difficoltoso da approcciare sebbene sveli ad ogni ascolto un segreto in più.

All’uscita di The King of limbs ricordo che pensai: qualunque cosa abbiano in mente per il futuro, dovranno inventarsi qualcosa di nuovo.

Da questo punto di vista il singolo uscito due giorni fa, Burn the witch, è una mezza conferma e una mezza delusione. Rimane un brano sovrapposto, nel quale la melodia vocale è sotterrata in mezzo ad un tripudio di altri suoni – in questo caso prevalentemente archi e batteria elettronica, però presenta qualcosa di diverso. Non più elettronica e loop ritmici ossessivi come in The king of limbs bensì un ostinato di archi, i quali vanno a tessere il brano come in altri tempi probabilmente avrebbero fatto le tre chitarre elettriche in forza alla band. La melodia vocale non è sotterrata ma nemmeno emerge appieno, anche perché si tratta – a voler essere onesti – di una melodia non indimenticabile.

Burn the witch si presenta quindi come una nuova esplorazione nella decostruzione, nella quale i Radiohead sono ormai abilissimi, con l’aggiunta di un arrangiamento ancora fortemente ritmico ma ottenuto con mezzi diversi. L’effetto è molto particolare, almeno su di me: la canzone non mi resta minimamente in testa e anche dopo una ventina abbondante di ascolti non riesco a tenere in mente come faccia, non riesco a canticchiarla. Quando finisce mi rimane in mente il giro ossessivo di archi e una vaga sensazione della melodica, che non riesco però ad afferrare. Questo mi porta ad ascoltarla di nuovo, e poi ancora e ancora e ancora.

E mi piace tantissimo. Anche se non so come fa.

 

P.S. Essendo probabilmente il singolo più atteso dell’anno, appena uscita Burn the witch si sono moltiplicate le cover per sola chitarra + voce pubblicate su youtube. Ascoltandole e vedendole suonare si può percepire meglio la melodia sottostante al brano accompagnata dalla chitarra anziché dall’esercito di archi.

Bonus decostruttivo: l’altro grande esempio di sovraesposizione delle canzoni dei Radiohead è Bloom: qui in versione live – ma full band – e qui in versione “stripped down” acustica.

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