Guardando indietro, ascoltando avanti

Lo streaming, i torrent e la musica liquida in genere hanno pressoché azzerato un comportamento che un tempo era comune: compravi un disco, lo ascoltavi e rimanevi deluso, ma ormai l’avevi comprato. Spesso accadeva che quel disco poi – anche per il fatto che ci avevi speso dei soldi sopra – te lo andassi a riascoltare. E a forza di riascoltarlo lo approfondivi, scoprivi come poi non fosse così male. E alla fine magari ti accorgevi di avere per le mani un capolavoro.

Però c’è un altro lato della medaglia: quando compri un disco non vuoi rimanere deluso quindi, soprattutto per i gruppi di cui compri tutti i dischi, c’è il rischio di abbassare gli standard, di finire per apprezzare qualcosa che non è molto apprezzabile: un po’ perché l’ha inciso il tuo idolo, un po’ perché ci hai speso venti euro su e non sei pronto ad ammettere che avresti fatto meglio a spenderli in birrette, in ingressi al cinema, in una cena fuori. Questo per dire che magari un tempo avrei impiegato molto di più a disaffezionarmi ai Muse, oppure avrei detto che X&Y dei Coldplay è un bel disco, dopo averlo comprato.

Invece no: i Muse sono imbarazzanti da Absolution in poi e X&Y è una palla clamorosa. E mi resta più tempo per andare a caccia di capolavori.

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