2019-06-29T14:44:45.000Z

“Ponte dei disperati lo chiamano. Sotto, l’acqua maleodorante del fiume Pangha attraversa lenta la capitale afghana. È solo uno dei tanti posti dove si radunano i tossicodipendenti di Kabul. Le strade pullulano. Un gruppo di uomini è seduto per terra, in un’aiuola. Tutto intorno, il traffico impazzito non molla la presa mentre la polvere, lo sporco e lo smog appesantiscono l’aria. Alcuni hanno il capo nascosto da una coperta, con le pipette di vetro o con delle strisce di carta stagnola aspirano il vapore sprigionato da una piccola palla scura. Pochi secondi, e l’oppio va dritto al cervello. Qualcuno fuma anche hashish, altri hanno in tasca delle bombolette spray di lubrificante da inalare, in pochi si fanno in vena. Ma tutti hanno lo sguardo stravolto.

(…)

«La nostra missione era mettere in difficoltà i sovietici, non avevamo tempo di occuparci dei danni causati dal traffico di droga e non penso di dovermi scusare per aver sconfitto il nemico», sosterrà anni più tardi in un’intervista l’allora direttore della Cia per le operazioni in Afghanistan, Charles Cogan.” Link: Tra i tossicodipendenti di Kabul – Guerra Spa – Corriere.it

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