Cambio di stagione

È venerdì, su Spotify c’è la playlist delle nuove uscite.
Parte un pezzo di Dutch Nazari, racconta del suo rapporto con il (relativo) successo, di come si sente, in due minuti mi trovo a pensare “cheppalle ‘sti rapper che parlano solo di sé. Sarebbe bello che trovassero un modo per raccontare anche la situazione di oggi, di questa Italia, di questa Europa…”

dopo 30 secondi arriva l’ultima strofa, ed è una rivoluzione copernicana rispetto al resto del brano.

“Il cambio di stagione è anche un sentore
una leggera sensazione nei discorsi di certe persone
al bar, in stazione, in radio, in RAI, in televisione

gente con la nostalgia di un regime che fu
che sta sempre in TV
e dà sempre di più

voci che si uniscono al proprio coro
parlano di libertà di espressione – sì – proprio loro!

Ed è così che una cosa si normalizza
e ci si abitua ad avere vicini su una rivista
un articolo su un nuovo regime salutista
e un articolo su un nuovo regime assolutista

E io che faccio? Che per la prima volta non so
neanche alle elezioni se voterò
Sarà protesta? Sarà disillusione?
O forse sarà il cambio di stagione?”

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