Canzoni di ritrovata innocenza

IMG_20141023_224741511A me il nuovo degli U2 piace. Non è che mi piaciucchia, mi piace proprio, tant’è che l’ho comprato.
Molti riguardo a questo disco hanno parlato delle modalità di diffusione ma poco della musica, ed è inevitabile che un disco promosso in modo fuori dall’ordinario diventi celebre soprattutto per questo, ma la notizia interessante è che Songs of innocence è soprattutto un ottimo disco e solo in secondo luogo l’oggetto di un evento di marketing mondiale.
Le canzoni sono focalizzate, la voce di Bono è cristallina e potente come non lo era da anni e le composizioni ci guadagnano in dinamica. Pochi coretti, concentrati per lo più nelle prime tre tracce, e tanti pezzi rock tirati e asciutti. Le idee ci sono e vengono sfruttate bene, a tal punto che viene da chiedersi se il limite degli U2 degli ultimi 13 anni non sia stato forse l’affidarsi troppo a Brian Eno. In fondo si tratta dello stesso Eno che ha u2izzato i Coldplay, ben diverso dallo sperimentatore di The waiting room, e se gli u2 non sembravano così in forma dai tempi di Pop non si può non notare come in questo disco e in quello il grande assente fosse proprio lui, “Braianino”.

Non solo il disco in sè merita, ma la versione in doppio vinile spalma i brani su tre lati e include sull’ultimo una outtake ovvero una versione da sette minuti di “the crystal ballroom”, un pezzo che riesce nella difficile impresa di riassumere tutti gli u2, dal rock adolescenziale all’elettronica ai coretti, rimanendo nel contempo un perfetto singolone da classifica. Perfetto sì, ma lasciato fuori dall’album, una chicca a margine di un disco solido e sentito che – personalmente – mi ha stupito non poco.

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