A Venture

Odio le canzoni sfumate: soprattutto se sono canzoni belle ti lasciano sempre quella sensazione di “Oddio, e ora cosa stava succedendo? Cosa mi sono perso?”, ed è orribile. Non vale per tutte ovviamente, ci sono pezzi che finiscono sfumati in modo palesemente intenzionale e va bene così: molte canzoni però sono evidentemente sfumate per problemi di spazio sul disco oppure perché il finale non sembrava così ricco di idee, allora ZAC! Ma dico, inventati un altro finale! Invece no.

L’esempio principe di questo tipo di disgrazia è “A Venture” degli Yes. Una canzone che sfuma su uno dei momenti più boogie in assoluto della carriera del gruppo, un intreccio basso-piano-batteria micidiale con delle svisate di chitarra jazzata. Insomma, una guduria clamorosa, se non fosse che… sul più bello il volume scende e la canzone scompare. Fastidio.

Non pretendo che siate anche voi maniaci in questa maniera, ma se lo siete almeno un pochino allora capirete quanto ho goduto nel sentire questa versione, tirata fuori dal cassetto dopo soli quarantacinque anni: finalmente A Venture, tutta intera, con il proprio finale. Che non è un finale di quelli meravigliosi ed epocali, e forse andava in effetti accorciato un pochino, ma è un finale vero, con il crescendo e le rullate e il parossismo. Ascoltarla è stato come riuscire a buttare fuori dopo anni uno starnuto di quelli che ti restano lì, ma non riesci a sfogare.

Adesso tocca a Larks’ III, hurry up Bob.

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